Saint Laurent: il nero di Vaccarello conquista

Ci vuole tempo e coraggio a rimpiazzare un genio. Anzi due. E raccogliere l’eredità di Yves Saint Laurent dopo l’iniezione di vita di Hedi Slimane sembrava un compito impossibile per Anthony Vaccarello. Invece, il designer italo-belga al timone della maison da dieci mesi ha già segnato la nuova storia di Saint Laurent con un tratto personale e un’evoluzione ben precisa.

Gli ingredienti del maestro ci sono tutti: i colori, i dettagli, le linee, il tratto grafico con cui viene trattata ogni silhouette. E di Slimane c’è molto, anzi moltissimo, soprattutto dell’ultima, sorprendete sfilata che Vaccarello raccoglie con umiltà e autorevolezza, proprio come se stringesse tra le mani un testimone per continuare la propria corsa in solitaria. E verso nuovi lidi.

Perché se Slimane era una versione sporca e cattiva di Yves, Vaccarello ne mostra un lato nero e glamour. Che è per metà furbizia e commercio e per l’altra pura tendenza. È questa, da sempre, la qualità più forte di questo giovane designer: fornire un abbigliamento reale, vendibile, sicuro, quasi banale e poi cucirci attorno una tendenza forte, dura, di grande impatto.

Sul fronte del commercio, non ci sono dubbi: gli stivali che si drappeggiano sopra la caviglia fino la ginocchio e a volte anche più su, sono già un pezzo che ha mandato in subbuglio Instagram e i social network. E di meno non si può dire della borsa allungata, una sorta di bacchetta magica infernale, che fa a pezzi tutto quello che si è visto fino a oggi in fatto di clutch, pochette e affini.

Nero, cristalli e ancora nero: con coraggio e forza, Vaccarello azzecca anche il colore. Lo fa in un momento in cui la moda vira fortemente verso un iper-decorativismo, fenomeno dilagante che rischia di diventare una deriva. Come contraltare, la moda del prossimo inverno avrà il nero assoluto Saint Laurent, qualcosa di così banale da diventare presto ciò che mancava nel mercato. Tanto nella collezione femminile quanto in quella maschile che torna in una veste desiderabile e autorevole.

Infine, la linea, il tratto: Vaccarello ha da sempre detto di pensare l’abito come fosse una scultura, come fosse un tratto grafico che esce dalla matita e finisce sotto la macchina per cucire. L’abito monospalla con manica scesa, pezzo ingiustamente sottovalutato della sua prima collezione, torna in questo show rivisto e si evolve in mille forme. Con o senza cristalli; con o senza maxi-guanti che fanno da maniche immaginarie; con o senza seni a vista: con o senza velluto e bordi iridescenti: quest’abito che è già icona dopo due sole stagioni è la vera testimonianza di quanto stia lavorando con saggezza e creatività questo designer. E poco importa se gli orfani di Slimane piangeranno tutte le lacrime (dovute, sia chiaro) del suo abbandono delle scene: nelle boutique Saint Laurent, la prima collezione Vaccarello funziona e supera la prova più ardua, quella del cliente. Su questa passerella, però, ha già superato anche l’esame più duro, quello della seconda volta.

FONTE: http://d.repubblica.it/moda/2017/03/01/news/paris_fashion_week_sfilate_ysl_saint_laurent_autunno_inverno_2017_2018-3441285/

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