La superlente biologica in seta di ragno

I moderni microscopi non possono mettere a fuoco oggetti di dimensioni inferiori a quelle determinate dalla lunghezza d’onda della luce. Questo fenomeno si chiama limite di Abbe, dal nome del fisico tedesco Ernst Abbe, che lo scoprì nel 1873.
Il limite della risoluzione è quindi di 200 nanometri, il che non consente di vedere ad esempio particolari di un agente infettivo.
Ora però questo limite può essere superato grazie alle onde evanescenti, riflessi della luce visibile che contengono ogni piccolo dettaglio prima di subire interferenze. Per trasmettere le onde evanescenti, i fisici hanno scoperto una serie di sostanze che entrano in contatto con la superficie dell’oggetto sotto osservazione, inviando così la luce a un normale sistema di riproduzione di immagini. Il materiale di cui si parla prende il nome di superlente.
Un team di ricercatori della Bangor University guidato da James Monks ha dimostrato l’efficacia della seta di ragno nella messa a fuoco dei dettagli di dimensioni inferiori al limite di Abbe. Si tratta in sostanza della prima realizzazione di una superlente biologica.
La base di partenza per la sua realizzazione è la seta ottenuta dal ragno Nephila Edulis, un ragno australiano. La seta, composta da una struttura trasparente cilindrica, ha una forma che facilita la messa a fuoco della luce. Le sue dimensioni ridotte le consentono di agire su scala nanometrica, rendendola compatibile alle onde evanescenti.
«Si tratta del primo sistema con superlente biologica ad aver aggirato con successo il limite di Abbe», spiega Monks. Il dispositivo messo a punto dagli scienziati gallesi potrà rendere più facile il lavoro dei biologi e di chiunque abbia bisogno di osservare dettagli al microscopio.

Fonte: www.italiasalute.it

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