Capita sempre più spesso di ricorrere agli adblocker per bloccare le pubblicità online e con parecchia insistenza si è sentito parlare, e lo si sente tuttora, di soluzioni lato editore che permettono di evitare il blocco e di mostrare comunque gli annunci agli utenti (la recente pubblicità nativa ne è solo uno dei tanti esempi). Sono state poche, invece, le parole di Google, indiscutibile colosso della pubblicità online, sull’argomento, soprattutto in merito al mobile, la cui diffusione è ormai sotto agli occhi di tutti.

La situazione è piuttosto complessa da valutare per un eventuale intervento: da una parte, c’è l’utente che chiede delle pubblicità non invasive – e certi siti sono assolutamente innavigabili, quindi bloccare la pubblicità sarebbe quasi un atto dovuto -; dall’altra, però, ci sono i siti che lavorano bene e che risentono fortemente della diffusione di questi adblocker mobile e desktop. Come si colloca Google in tutto questo?

La risposta arriva da un’esperta Adsense, che, parlando delle strategie di ottimizzazione degli annunci per smartphone e tablet, ha anche parlato di blocco delle pubblicità online:

“Non è la prima volta che mi capita di fare questo tipo di conversazione. C’è un’attenzione estrema alla questione adblocker. Al momento, non sono in grado e non posso darvi nessun tipo di dettaglio o definizione su quelle che sono le scelte che farà Google; per il momento, l’attenzione c’è, soprattutto alla qualità degli annunci pubblicitari, perché l’utilizzo di adblocker dipende dal fatto che la qualità degli annunci pubblicitari spesso non è buona e l’utente è infastidito. Se gli annunci pubblicitari fossero ben targhettizzati e buoni per l’utente, ovviamente la diffusione degli adblocker sarebbe minore. Quindi l’ottica è quella di andare a tutelare la qualità, data l’importanza degli annunci pubblicitari per la sopravvivenza dell’intero sistema: inserzionisti, publisher e utenti”.

Google non si sbilancia, dunque, anche se – diciamocelo – bloccare la pubblicità online pure su smartphone e tablet sta diventando davvero frequente, soprattutto in America, e quindi sembra quasi ovvio aspettarsi interventi in questo senso.

Fonte: http://www.mobileblog.it/

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