Wall Street: prevale la cautela, Nasdaq giù con Apple

NEW YORK – Chiusura all’insegna della cautela per Wall Street, dopo i ribassi di ieri, che hanno riportato il Dow Jones ai livelli di febbraio. Nel finale, il Dow Jones guadagna lo 0,05% a 17.720 punti, lo S&P 500 perde lo 0,02% a 2.064 punti mentre il Nasdaq scende dello 0,49% a 4.737 punti appesantito da Apple (-2,3%): il titolo del produttore dell’iPhone ha toccato nuovi minimi intraday che non si vedevano da 52 settimane causando una discesa sotto i 90 dollari, prima volta in due anni.

Tornano i timori sull’andamento dello smartphone che nel primo trimestre dell’anno ha subito il primo calo nei suoi quasi nove anni di storia. Il tutto si verifica all’indomani di una seduta appesantita dai titoli retail.

L’ennesimo taglio delle stime per l’anno intero da parte di Macy’s ha riacceso tra gli investitori il timore che i consumatori non stiano spendendo abbastanza per sostenere l’economia. Quel timore e’ confermato oggi daKohl’s, che ha deluso sia sul fronte degli utili sia dei ricavi. Questa sera a mercati Usa chiusi, arriveranno i conti di Nordstrom e domani quelli di JC Penney. Ralph Lauren invece viene premiato (+2,7%): i ricavi sono scesi ma meno del previsto anche se le vendite nei negozi aperti da almeno un anno sono calate piu’ delle attese. A tutto cio’ si aggiunge un aumento peggiore delle stime delle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione.

Sul fronte macroeconomico americano, l’attenzione oggi e’ rivolta alle notizie sull’occupazione (le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, peggiori delle stime, sono salite al massimo da febbraio 2015) e sugli scambi commerciali (i prezzi all’importazione sono cresciuti per il secondo mese di fila, ma meno delle previsioni).

Per la terza seduta di fila il petrolio ha chiuso in rialzo. Dopo il +2,8% di martedi’ e il +3,51% di ieri, al Nymex il contratto a giugno ha aggiunto l’1% a 46,70 dollari al barile. Nel durante il contratto aveva raggiunto i 47,02 dollari toccando nuovi massimi dell’inizio dello scorso novembre sulla scia del rialzo da parte dell’Agenzia internazionale dell’energia delle stime sulla domanda mondiale (a 1,2 milioni di barili al giorno da 1,16 milioni di aprile).

A fare venire meno lo slancio e’ stato un rapporto di Genscape: secondo la societa’ che fornisce dati sul settore petrolifero, le scorte a Cushing, Oklahoma (il centro nevralgico del comparto americano dove avviene la consegna fisica dei future sul greggio), sono salite nella settimana chiusa il 10 maggio scorso. E questo e’ successo nonostante in quell’arco temporale la produzione canadese di greggio, estratto dalle sabbie bituminose della nazione e poi inviato alle raffinerie Usa, sia calata di circa 1 milione di barili al giorno a causa di un incendio esploso il primo maggio scorso e che ha provocato l’evacuazione di Fort McMurray, simbolo del boom petrolifero canadese ora ricoperta di cenere. La’ piano piano la situazione sta tornando alla normalita’.

I titoli di stato americani iniziano la seduta di scambi all’insegna delle vendite e, dunque, dei ribassi, con i rendimenti, che si muovono in senso inverso ai prezzi, in aumento. Gli yield decennali, benchmark del settore, si attestano in aumento di 1,7 punti base all’1,746%.

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