A Milano il primo locale cashless d’Italia

Pagamenti cashless da Base a Milano (foto: Duilio Piaggesi/Ipa)

Niente contanti, siamo milanesi. La rivoluzione cashless all’ombra della Madonnina parte da Base, spazio post-industriale (era la sede dell’Ansaldo) che da sette anni ospita bistrot, coworking, bar, eventi, mostre, concerti. In collaborazione con Nexi, azienda italiana che si occupa di pagamenti digitali, dalla riapertura post zona rossa ha detto addio a banconote e monete e accetta esclusivamente pagamenti elettronici. Si tratta del primo locale aperto al pubblico, a Milano e in Italia, a essere diventato cashless.

L’iniziativa, partita in sordina dopo le ultime chiusure causate dalla pandemia per rodare il meccanismo (ma i clienti lo trovavano già segnalato sul sito di Base), è stata presentata da Nexi e Base alla presenza del sindaco della città, Giuseppe Sala. Gli spazi di Base appartengono, infatti, al Comune. “Milano vuole sempre essere pioniera nell’innovazione e nell’innovazione si trova a proprio agio”, spiega Sala dopo il taglio nel nastro da Base. Sottolineando che una tecnologia non poteva che essere introdotta oggi e a Milano, in particolare in uno spazio ibrido e multifunzionale come Base. E auspicando, per le piccole realtà, un sostegno anche finanziario (il riferimento è ovviamente alle risorse del Recovery Fund) per la transizione al cashless.

Insomma, che si tratti di pagare un caffè mentre si usano gli spazi di coworking o una birra la sera nel bel cortile, ora da Base non si possono più usare i contanti ma solo i vari strumenti digitali a disposizione (carte tradizionali, contactless, app sugli smartphone). “È il primo locale in una città metropolitana italiana che abbandona il cash”, spiega a Wired Enrico Trovati, merchant services & solutions director di Nexi. Ci sono altre piccole sperimentazioni di Nexi in giro per l’Italia, dice, come un negozio biologico in provincia di Perugia. Ma è la prima volta che il pagamento esclusivamente elettronico viene adottato in una realtà così grande. “La pandemia ha dato una spinta alla mentalità in questo senso”, spiega, sia da parte dei consumatori sia da parte degli esercenti. “C’è più confidenza”.

Nel caso specifico di Base è stata rafforzata una realtà già esistente, mettendo a disposizione un gran numero di smart pos, sottolinea il ceo di Nexi Paolo Bertoluzzo, macchinette che integrano tutto quello che serve per gestire i pagamenti. “Base è un luogo di socialità moderna, che combina lavoro, cultura, divertimento”, dice. “È un’occasione per innovare e sperimentare allo stesso tempo”. La reazione dei clienti in questo primo periodo di prova, spiega a Wired Matteo Bartolomeo, presidente di Base Milano, è stata molto positiva. “Eravamo preoccupati che i giovanissimi, i quali usano spesso i nostri spazi per studiare, potessero riscontrare dei problemi. E invece ci siamo accorti che proprio loro sono tutti dotati di strumenti elettronici per pagare”, continua. Tra gli effetti positivi della svolta cashless c’è la diminuzione delle lunghe file che la sera mettevano a dura prova le casse, permettendo agli utenti di usare meglio il loro tempo libero. Non solo: i pagamenti digitali, oltre a essere più veloci e semplici, “sono anche più trasparenti e noi sentiamo la responsabilità di essere un faro della legalità”, aggiunge Bartolomeo.

Oltre alle consumazioni al bistrot e al bar dell’hub culturale (che si trova in zona Tortona, distretto famoso per la moda e il design, in via Bergognone 34), anche i biglietti di eventi, performance e mostre in programma da Base o i pernottamenti alla residenza CasaBase possono ora essere pagati esclusivamente in digitale. Come già succede spesso e volentieri nel Nord Europa ma che in Italia, e più in generale nei paesi del Mediterraneo, finora sembrava un’utopia.

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