Uno dei più grandi produttori cinesi di auto elettriche investe 1 miliardo in Emilia

Auto Faw-Silk Ev

Si entra nella fase due. Procede il progetto della casa automobilistica cinese Faw per produrre auto elettriche in Italia. Il gruppo, partecipato dal governo di Pechino, ha varato un’operazione da un miliardo di euro per costruire un impianto di vetture di alta gamma, elettriche e plug-in, in tandem con la startup sino-americana Silk-Ev, nel cuore della Motor Valley dell’Emilia Romagna, tra Modena e Bologna. Nella terra di Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Dallara, Pagani. In neanche duecento chilometri si contano 16mila imprese e 69mila lavoratori.

A questo distretto ha guardato Faw quando ha dovuto pianificare il suo primo investimento all’estero. L’obiettivo è di assumere mille persone e per Faw, circa 4 milioni di veicoli prodotti ogni anno, espandersi sul mercato europeo. L’investimento è stato annunciato lo scorso 13 maggio e confermato nelle scorse ore. La gamma di vetture sarà progettata e sviluppata nella Motor Valley, dove Silk Ev ha la sua sede centrale, mentre la produzione su larga scala avverrà sia nella Motor Valley sia a Changchun, dove risiede il quartier generale di Faw. Ancora da decidere il nome del marchio, che sarà svelato ad aprile al Motorshow di Shanghai, mentre in Cina sarà legato a Hongqi. Il responsabile della progettazione è il designer Walter De Silva.

Per Jonathan Krane, presidente di Silk Ev “questa partnership strategica tra l’eccellenza automotive italiana e cinese permette di posizione la serie “S” come un connubio unico tra i segmenti dell’ultra-lusso, delle vetture sportive e di quelle elettrificate, che rappresentano quelle in più rapida crescita nel mercato mondiale“.

Siamo di fronte a un progetto di straordinaria portata – ha affermato il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini –. Il fatto che la scelta sia caduta sulla nostra Motor Valley, la sola a livello mondiale, ci riempie d’orgoglio e premia gli investimenti che abbiamo fatto in ogni ambito, puntando sulla qualità“.

Insieme allo stabilimento verrà realizzato un centro di ricerca. In aggiunta, verrà realizzato anche un secondo centro di innovazione a Changchun che si concentrerà sulla produzione dei modelli S5 e S3. Faw, già China First Automobile Works, il 15 luglio 1953, conta più di 130mila dipendenti e impianti nelle province di Jilin, Liaoning e Heilongjiang, nella Cina nord orientale, nella provincia di Shandong e nella municipalità di Tianjin, nella regione autonoma di Guangxi Zhuang e nella provincia di Hainan, nella Cina meridionale, nella provincia di Sichuan e nella provincia dello Yunnan, nella Cina sud-occidentale. Il gruppo possiede i marchi Hongqi, Bestune e Jiefang. Nel 2019 ha venduto 3,464 milioni di vetture.

Ma l’Emilia non è l’unico quadrante in cui gioca Faw. L’azienda cinese guarda qualche chilometro più a nord, in Lombardia, agli stabilimenti della Iveco di Brescia e Suzzara, nel Mantovano. Dall’inizio di gennaio Cnh Industrial, a sua volta sotto l’ombrello della Exor della famiglia Agnelli, e Faw Jiefang sono in discussione per la cessione di Iveco, dopo che il confronto si era interrotto per una valutazione di 3 miliardi di euro, considerata troppo bassa. Ai cinesi interessa la ricerca su elettrificazione e idrogeno per i veicoli commerciali. Stefano Olivari, segretario Fim Cisl Brescia, spiega a Wired che “i sindacati chiedono un confronto per capire cosa voglia fare la multinazionale“. A Suzzara si realizza il Daily e l’impianto impiega 1.680 lavoratori. Sono oltre 2.200 quelli di Brescia, dove si produce l’Eurocargo.

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