Spunta una pagina truffa sul sito della campagna elettorale di Trump

Il sito della campagna elettorale di Donald Trump è stato violato (screenshot del sito)

A pochissimi giorni dall’election day negli Stati Uniti, il sito internet della campagna elettorale del presidente Donald Trump è stato brevemente e parzialmente violato da alcuni cybercriminali. Durante l’attacco, avvenuto nel pomeriggio del 27 ottobre, gli aggressori hanno sostituito alcune parti del sito con una pagina truffa con lo scopo di raccogliere criptovalute.

Gli attaccanti hanno finto che il sito fosse stato sequestrato dall’Fbi. Bastava però scorrere la schermata per scoprire che si trattava di ben altro. “Il mondo ne ha abbastanza delle fake-news diffuse quotidianamente dal presidente donald j trump” (sic), si leggeva nell’avviso sul sito. “È tempo di permettere al mondo di conoscere la verità”. Il gruppo sosteneva di aver aver ottenuto il pieno accesso alla maggior parte delle conversazioni interne dello staff di Donald Trump e addirittura prove di un suo coinvolgimento nella creazione e diffusione del Covid-19. Tutte storie senza fondamento.

L’obiettivo, infatti, era un altro: dirottare gli utenti incuriositi da queste dichiarazioni verso due indirizzi di Monero, una criptovaluta facile da inviare ma difficile da tracciare. Il primo era riservato agli utenti che volevano accedere alle informazioni in possesso degli aggressori, il secondo per quelli che non volevano far trapelare tali informazioni. Al popolo del web la scelta, in sostanza: l’account che avrebbe raccolto più donazioni, avrebbe determinato la reazione del gruppo di attaccanti.

Inutile dire che era tutta una truffa per scappare con il malloppo. Il sito internet è stato ripristinato nel giro di pochi minuti dalla segnalazione. Al momento gli investigatori non hanno trovato riscontri sui soldi guadagnati dai truffatori, né sul mandate dell’attacco (uno stato, per esempio, o un gruppo di oppositori politici). Ad accorgersi per primo della violazione è stato il giornalista Gabriel Lorenzo Greschler. L’attacco è stato poi confermato da Tim Murtaugh, responsabile della campagna di rielezione di Trump.

 

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