Le tariffe zero rating creano un problema con la neutralità della rete

Navigazione internet via smartphone (Getty Images)
Navigazione internet via smartphone (Getty Images)

Molti di voi potrebbero avere negli anni sottoscritto un abbonamento telefonico attratti dal fatto di poter usare alcune app come Whatsapp, Facebook, Twitter, Spotify e Google Maps in modo illimitato, ovvero senza che il loro uso andasse a intaccare i giga del piano tariffario. Con la sentenza della Corte di giustizia europea pubblicata il 15 settembre le cose potrebbero cambiare. 

La neutralità della rete

Per la prima volta da quando il regolamento 2120 del 2015 fu introdotto per regolare la neutralità della rete (net neutrality), la Corte di giustizia si è pronunciata su un aspetto di cui nel pacchetto di norme si parla senza mai citarlo espressamente: le pratiche di zero rating (o tariffa zero). La net neutrality è un principio fondamentale che regola, o dovrebbe regolare, il traffico sulla rete. Tale principio stabilisce che gli utenti non possano essere discriminati, bloccati o rallentati quando navigano online sulla base del sito che stanno visitando.

Questo comporta che utente non deve subire rallentamenti in base all’attività che compie online (leggere una email, postare una foto su Instagram, guarda una serie tv su Netflix) e che gli operatori telefonici non possono pacchetti tariffari che assicurano più velocità di navigazione con alcune app. Questo aspetto è tornato sui tavoli di Bruxelles ultimamente in vista dell’arrivo del 5G: è giusto, per esempio, favorire il traffico che permette la guida da remoto di un camion o un’operazione chirurgica rispetto a chi fa binge watching?

Gli interessi commerciali in ballo sono tanti e gli accordi commerciali possibili sono molto appetibili per i fornitori della rete (Isp, internet service provider). Lo scopo del Regolamento è di garantire che sia solo l’utente a decidere liberamente come usare il suo traffico dati, senza dover fare i conti con le clausole contrattuali degli operatori telefonici.

Le tariffe zero

La liceità dello zero rating, o tariffa zero, è un corollario di questo principio. Lo zero rating permette ai fornitori di telefonia di stringere accordi con alcune società dando loro un lasciapassare: l’uso dei loro servizi e app non viene tenuto in considerazione nei giga di traffico del piano tariffario. Il regolamento in astratto non preclude questa possibilità ma all’articolo 3 prevede che i diritti riconosciuti agli utenti non possano essere limitati da accordi commerciali. 

Secondo la Corte è quanto sarebbe successo nel caso che è stata chiamata a giudicare. La società ungherese Telenor fornisce alcuni pacchetti zero rating il cui uso non solo non impatta sul numero di giga a disposizione, ma non ha effetto quando, raggiunta la soglia del piano tariffario, il traffico internet rallenta ma non quello delle app predefinite nel piano. Questo secondo la Corte violerebbe l’articolo 3 poiché limiterebbe la libertà dell’utente con misure di blocco del traffico verso altre destinazioni, contravvenendo al principio della neutralità della rete.

La Corte quindi non nega la possibilità di stringere tali accordi commerciali ma le Corti nazionali e le Autorità garanti delle comunicazioni (in Italia è l’Agcom) debbono tenere in considerazione questa norma per poter giudicare valido o meno l’accordo. 

Gli effetti sui consumatori

Secondo Innocenza Genna, esperto di regolamentazione europea delle telecomunicazioni, “la sentenza rafforza la prassi corrente delle autorità e dei giudici che possono bloccare le pratiche di zero rating tenendo conto dell’impatto sul mercato (cioè considerando dimensione e quote di mercato degli operatori coinvolti)”.

Se, per esempio, al termine dei giga il traffico rallentasse per tutte le app, senza privilegi per alcune, la situazione potrebbe essere diversa. Altro fattore da considerare è la qualità di chi stipula tale accordo. Se venisse sottoscritto tra attori dominanti sia dal lato del provider che dell’app (Facebook, Google Maps, Spotify) questo limiterebbe di molto la concorrenza perché l’utente sarebbe portato a iscriversi a Spotify piuttosto che Apple Music, Deezer, Amazon Music, sapendo che potrebbe ascoltare musica in streaming senza limiti. 

Se in Italia la situazione non è così grave perché in Europa siamo tra i Paesi con le tariffe più basse, in altri Paesi lo scenario che si delinea è ben diverso e in alcuni casi ha portato all’aumento delle tariffe medie, come riferito da Epicenter.works a Wired. In Portogallo un operatore aveva in pratica diviso internet in tanti pezzi, vendendo servizi come Whatsapp o YouTube separatamente, con conseguente aumento dei prezzi. 

Per questo si dicono molto soddisfatti della sentenza i rappresentanti dei consumatori. “Accogliamo con favore questo giudizio. Traccia una linea molto netta per le società di telecomunicazione che cercano di deviare dalle regole di neutralità della rete dell’Ue. Lo zero rating è dannoso per i consumatori, compromette la loro libertà di scelta. È lo scopo stesso della neutralità della rete che i consumatori possono accedere a tutto ciò che internet ha da offrire“, ha detto Maryant Fernandez Perez, senior digital policy officer di Beuc, l’organizzazione che raccoglie le diverse associazioni dei consumatori in Europa.

The post Le tariffe zero rating creano un problema con la neutralità della rete appeared first on Wired.