Facebook e WhatsApp ora rischiano il blocco a Hong Kong

(Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Mark Zuckerberg, amministratore delegato e fondatore di Facebook, teme che la nuova legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino per la regione ad amministrazione speciale di Hong Kong possa avere gravi ripercussioni sulle  sue piattaforme che ora rischiano di essere messe al bando dall’ex colonia britannica.

Durante un’intervista con Fox News, Zuckerberg ha espresso la speranza che Facebook possa trovare un modo per continuare a offrire i propri servizi agli utenti di Hong Kong. “Le persone di Hong Kong adorano davvero i nostri servizi”, ha detto in riferimento alla crittografia che protegge WhatsApp: “Le persone usano Facebook per rimanere in contatto con i loro amici e familiari in tutto il mondo e spero sicuramente che troveremo un modo per continuare a offrire i servizi a lungo termine”.

Durante l’intervista, il fondatore di Facebook ha spiegato come in Cina e Corea del Nord il suo social network non possa offrire i suoi servizi a causa delle “politiche piuttosto oppressive” in vigore, sottolineando poi che l’approccio di Pechino con internet le consente di fare il bello e il cattivo tempo con la sua rete. In generale, Zuckerberg si è detto molto preoccupato del fatto che anche altri paesi stiano guardando alla Cina come modello d’ispirazione per la gestione della rete.

Spero che tra cinque, dieci anni le regole di internet siano più vicine a quelle che abbiamo nelle democrazie statunitensi e occidentali, piuttosto che a ciò che la Cina sta lanciando”, ha detto Zuckerberg inconsapevole del fatto che da lì a poche ore il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe firmato un ordine esecutivo rendendo i social network punibili per i contenuti pubblicati su di essi. Durante la stessa intervista andata in onda qualche ora prima della firma dell’ordine esecutivo, Zuckerberg affermava che secondo lui “un governo che sceglie di censurare una piattaforma perché è preoccupato per la censura non è esattamente una cosa sensata”.

 

 

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