Warner Music pronta a quotarsi in Borsa

(Photo Illustration by Igor Golovniov/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Grandi novità nel mercato musicale internazionale. Il colosso discografico Warner Music ha ripreso il piano per il suo debutto in Borsa con il lancio sulla piazza di New York di un’offerta pubblica iniziale (Ipo) composta da 70 milioni di azioni ordinarie a un prezzo fissato tra i 23 e i 26 dollari l’una, puntando a raccogliere complessivamente oltre 1,8 miliardi di dollari.

La società, che conta tra i suoi nomi di punta a livello internazionale artisti come Ed Sheeran, Bruno Mars e, tra gli italiani, Luciano Ligabue, aveva annunciato la volontà di debuttare al Nasdaq già a febbraio, ma aveva poi dovuto mettere da parte il progetto a causa delle forti incertezze e delle ripercussioni sui mercati dovute alla crisi mondiale per l’emergenza Covid-19.

Ora quel piano è pronto per essere messo in pratica, e con il debutto in borsa il valore di mercato complessivo dell’etichetta discografica si attesta oggi sui 13 miliardi di dollari. Si tratta del resto della terza casa discografica più grande al mondo e questo collocamento sui mercati rappresenta certamente uno dei più importanti del 2020.

La società, rilevata nel 2011 dal miliardario americano di origini ucraine Leonard Blavatnik per 1,3 miliardi di dollari, è arrivata a chiudere il 2019 con 258 milioni di dollari di guadagni netti e un fatturato complessivo di 4,48 miliardi di dollari, dei quali circa l’86% deriva direttamente dalle vendite di musica.

Tutte le azioni collocate per nell’Ipo saranno vendute proprio da Access Industries, la multinazionale fondata da Blavatnik, e da altri azionisti, mentre nell’operazione sono coinvolti anche Morgan Stanley, Credit Suisse e Goldman Sachs come istituti e sottoscrittori principali, insieme a Bank of America Securities, Citgroup e Jp Morgan che agiscono come intermediari.

Il mercato della musica

Ma il gruppo Warner Music dovrà vedersela con altri importanti giganti in un mercato che negli ultimi anni ha visto la tendenza all’accorpamento di diverse etichette all’interno dei colossi del settore e la spinta sempre più forte sullo streaming. Proprio per questo, il mese scorso, Warner Music ha anche chiuso un accordo con il re dello streaming musicale Spotify per un contratto di licenza su scala mondiale.

Tra i principali concorrenti, però, c’è un gigante del calibro di Universal Music, la più grande casa discografica al mondo, di proprietà del gruppo francese Vivendi e capace di generare incassi per 7,16 miliardi di dollari nel solo 2019. E anche in questo caso tra le voci più importanti del bilancio del c’è soprattutto lo streaming, che secondo i dati riportati da Vivendi, ha fruttato alla major oltre 1,43 miliardi di dollari soltanto nel primo trimestre di quest’anno.

Sul fronte della diversificazione, poi, dall’anno scorso Universal ha siglato un accordo pluriennale con YouTube per iniziare a restaurare e rimasterizzare in Full-Hd quasi mille videoclip che hanno fatto la storia degli artisti di punta dell’etichetta discografica e renderli disponibili sulla piattaforma con la nuova qualità video, contribuendo così a incrementare il settore dello streaming per il gruppo.

E tra gli altri colossi c’è anche Sony Music, controllata da Sony e secondo gruppo più grande al mondo per quanto riguarda l’industria musicale. Anche in questo caso, la società americana ha registrato nel 2019 una crescita di fatturato di oltre 255 milioni di dollari, arrivando a 4,17 miliardi di dollari di ricavi complessivi, di cui oltre 2,4 miliardi provengono direttamente dal settore streaming.

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