Volkswagen deve risarcire i clienti per il caso Dieselgate

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(Foto: Getty Images)

Il caso Dieselgate di Volkswagen ritorna nelle aule di tribunale in Germania, e questa volta con una sentenza definitiva. Il 25 maggio la Corte federale di Karlsruhe ha stabilito che il gigante automobilistico dovrà rimborsare ai clienti tedeschi una parte del prezzo sostenuto per l’acquisto di una delle vetture finite al centro dello scandalo relativo alla manomissione delle centraline per alterare i valori le emissioni inquinanti.

La sentenza conferma il giudizio di inizio maggio relativo al caso di un automobilista tedesco che, dopo aver acquistato un’auto Volkswagen a motore diesel a cui l’azienda aveva modificato la centralina, ha denunciato il produttore. Al cliente la Corte ha riconosciuto il diritto di ricevere come risarcimento parziale non l’intero prezzo dell’autovettura, ma una cifra che tenesse conto dell’usura e delle condizioni attuali del motore.

Insomma, secondo quanto stabilito dai giudici tedeschi, gli automobilisti che avevano acquistato un’automobile su cui erano stati installati software in grado di “manomettere” i test sulle emissioni hanno ora diritto a restituire il veicolo e ricevere in cambio un rimborso che sarà calcolato in base ai chilometri effettivamente percorsi.

Non si sa ancora quanto potrebbe costare questa sentenza, ma certamente rappresenta un precedente importate per molte cause ancora pendenti relative al caso Dieselgate di Volkswagen. Soltanto in Germania, per esempio, sarebbero oltre 60mila le cause ancora aperte e in attesa di sentenza nei tribunali civili del paese. E, secondo quanto riportato da Reuters, altri 100mila casi di automobilisti che hanno deciso di fare causa all’azienda sono ancora in attesa di giudizio negli altri paesi.

Sempre in Germania, inoltre, il colosso automobilistico ha anche fatto sapere di aver già chiuso accordi di risarcimento con oltre 235mila clienti per un totale complessivo di oltre 750 milioni di euro di rimborsi. E complessivamente il caso Dieselgate, venuto alla luce per la prima volta nel 2015, quando l’azienda ha ammesso di aver installato sulle proprie auto dei dispositivi in grado di alterare i risultati dei test, è costato a Volkswagen oltre 30 miliardi di euro tra multe e accordi per i rimborsi, soprattutto negli Stati Uniti.

E la sentenza attuale andrà a incidere ulteriormente anche sui conti della casa tedesca, che con le chiusure per il lockdown e il crollo delle vendite che ha colpito tutto il settore auto durante l’emergenza Covid-19 aveva già riportato un crollo dell’81% sull’utile operativo nel primo trimestre del 2020.

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