Aprire le loot box: gioco o scommessa?

Tesoro (Getty Images)

L’industria dei videogiochi sta crescendo e, con essa, crescono anche le connesse questioni giuridiche. Tra quelle più recenti, le cosiddette loot box, che sono rapidamente diventate una delle principali fonti di reddito nell’industria dei videogiochi: cosa, questa, che ha spinto molti Paesi a chiedersi se e quali tipi di loot box debbano o meno essere qualificati come gioco d’azzardo e regolamentati di conseguenza.

Il gioco d’azzardo è, infatti, considerato un’attività illegale in molti Paesi a causa delle potenziali conseguenze dannose sulla salute degli individui. Anche in Italia, con l’articolo 110 del decreto legislativo 18 giugno 1931, numero 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), è stato stabilito che l’installazione e l’uso di apparecchi e congegni da gioco d’azzardo – intendendosi per tali quelli che “hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura” – sono vietati, salvo che sia stata richiesta ed ottenuta un’autorizzazione amministrativa.

Ma cosa sono le loot box?

Nell’universo del gaming online, le loot box sono oggetti virtuali a forma di casse o forzieri che contengono premi non monetari con i quali il giocatore può migliorare la propria esperienza di gioco (per esempio in termini di forza, punti extra, nuovi strumenti/armi), o anche avanzare di livello. Per fare ciò, il giocatore deve necessariamente acquistare le loot box e l’acquisto, sebbene solo facoltativo e, quindi, volontario, prevede un pagamento in moneta reale.

La cosa forse più interessante è che il giocatore non ha modo di sapere quale sia il premio contenuto nella loot box prima di averne pagato il prezzo (monetario): l’acquisto avviene al buio, da parte di un utente che ha la speranza, ma non la certezza, di trovarvi il vantaggio o il miglioramento desiderato. È proprio per la prevalenza della componente della fortuna su quella dell’abilità, che le loot box sono anche state definite come “giochi d’azzardo virtuali” basati su microtransazioni che prevedono l’acquisto di beni (virtuali) tramite il pagamento di una piccola quantità di moneta (reale).

Quello che ha indotto ad associare le loot box al gioco d’azzardo è, in particolare, il pagamento necessario al loro acquisto e alla loro apertura: come per i giochi d’azzardo tradizionali (quali, per esempio, le slot machines), anche per le loot box gli individui spendono denaro reale nell’incerta aspettativa di ottenere un premio di valore. Le preoccupazioni maggiori sono, naturalmente, connesse al gran numero di soggetti minori d’età che le loot box possono, potenzialmente, coinvolgere.

Non tutte le loot box, però, sono uguali. Se è vero che, solitamente, l’apertura di una loot box richiede un pagamento in moneta reale, esistono altresì casi in cui le loot box sono gratuite; inoltre, solo alcune Loot Box offrono la possibilità di guadagnare denaro, perché solo alcuni videogiochi permettono lo scambio di premi in cambio di altri oggetti o di denaro reale (cosiddetto cash out).

Ecco quindi che, nonostante le affinità, la qualificazione delle loot box come gioco d’azzardo rimane dubbia, soprattutto perché le loot box garantiscono sempre una vincita senza attribuire, normalmente, premi in denaro contante. Ad oggi, manca una regolamentazione coordinata a livello internazionale.

Iniziative europee e internazionali

Nel 2018, il Gaming Regulators’ European Forum (Gref) ha pubblicato una “dichiarazione” con la quale gli Stati partecipanti hanno espresso la loro comune preoccupazione nei confronti delle microtransazioni di gioco che si pongono al limite con il gioco d’azzardo, e si sono impegnati a lavorare insieme per analizzare le caratteristiche dei videogiochi che utilizzano le loot box e verificare l’applicabilità delle legislazioni nazionali sul gioco d’azzardo.

Il Gref ha, in particolare, sottolineato che la regolamentazione delle loot box come attività di gioco d’azzardo dipende dalla definizione di gioco d’azzardo adottata a livello nazionale e che, quindi, richiede il coinvolgimento delle varie autorità nazionali di regolamentazione. Alcune autorità hanno affrontato direttamente la questione.

Per esempio, nel 2018 la Commissione belga per il gioco d’azzardo e l’Autorità olandese per il gioco d’azzardo hanno classificato alcune forme di loot box come gioco d’azzardo e le hanno assoggettate alle leggi regolanti le lotterie e le slot machine, ordinando la rimozione delle loot box dai videogiochi. Sulla stessa linea, nel 2019 il Comitato britannico per il digitale, la cultura, i media e lo sport ha raccomandato che le loot box non vengano vendute ai bambini e che siano regolamentate come forma di gioco d’azzardo.

Al contrario, nel 2018 la Commissione tedesca per la tutela dei minori nei media e l’Autorità francese per il gioco d’azzardo online hanno stabilito che le loot box non possono essere classificate come attività di gioco d’azzardo secondo le rispettive leggi nazionali vigenti, evidenziando tuttavia la necessità di approfondire ulteriormente le caratteristiche che accomunano le loot box al gioco d’azzardo.

Infine, nel 2019 è stato presentato negli Stati Uniti un disegno di legge per la regolamentazione delle microtransazioni pay-to-win e delle vendite delle loot box. Se approvato, questo disegno di legge proibirebbe a editori e distributori di videogiochi diretti ai minori di inserire meccanismi “pay-to-win” all’interno dell’esperienza di gioco, così come vieterebbe, a determinate condizioni, di vendere loot box all’interno di videogiochi non diretti a minori.

E in Italia?

Come molti altri Paesi, l’Italia non ha ancora adottato una normativa dedicata specificamente alle loot box. È stato, quindi, proposto di applicare alle loot box:

  • l’articolo 110, comma 5 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), che definisce come apparecchi di gioco d’azzardoquelli che hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura“;
  • l’articolo 24, comma 20 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, che tutela i minori dallo sviluppo di attitudini o dipendenze da gioco d’azzardo vietando esplicitamente ai minori di 18 anni la partecipazione a giochi pubblici con premi in denaro;
  • il Codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206) e, in particolare, gli obblighi di informazione precontrattuale ivi previsti a tutela dei consumatori, con l’obiettivo di garantire che siano pienamente consapevoli di cosa stanno acquistando.

In ogni caso, e indipendentemente dalla qualifica di attività di gioco d’azzardo, le loot box potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496, che riserva allo Stato l’organizzazione e l’esercizio di giochi per i quali viene corrisposto “una ricompensa di qualsiasi natura” e la cui partecipazione richiede “il pagamento di una posta in denaro”.

In seguito alle iniziative delle giurisdizioni belga e olandese, è possibile che le regolamentazioni delle loot box aumentino. Nel frattempo, l’uso delle loot box dovrebbe essere attentamente valutato, analizzando le giurisdizioni coinvolte e la relativa regolamentazione, anche del gioco d’azzardo, eventualmente estensibile alle loot box.

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