Riuscite a immaginare New York, Parigi e Roma trasformate in giungle con tigri e pappagalli?

Orsi che si tuffano in piscina, pinguini a spasso per le piazze, cinghiali che attraversano la strada. Durante il lockdown dovuto all’emergenza coronavirus abbiamo assistito con stupore a scene da catalogare sotto l’etichetta “la natura si riprende i suoi spazi”. Ma come sarebbero le nostre città se gli uomini sparissero del tutto e la vita selvaggia prendesse il sopravvento? Se lo è chiesto il fotografo francese Chris Morin-Eitner con il progetto Once upon a time tomorrow (c’era una volta domani), in cui immagina New York, Parigi o Roma trasformate in giungle abitate da leoni e pappagalli.

L’artista, con un certo intuito profetico, all’inizio dell’anno ha raccolto alcuni lavori (prodotti a partire dal 2012) che, a suo parere, potrebbero ben raffigurare le metropoli del mondo se “all’alba del XXI secolo, a seguito di un evento sconosciuto, l’umanità abbandonasse le sue capitali.

Lussureggianti e piene di vita, le città abbandonate di Chris Morin-Eitner non assomigliano affatto ai desertici scenari post-apocalittici di tanti film hollywoodiani. Quello che l’artista immagina è piuttosto “una sorta di giardino dell’Eden riscoperto, pieno di colori, forme e poesia, dove la gerarchia degli angoli dritti e degli ampi spazi vuoti è sostituita dall’esuberanza della natura, che cresce nelle direzioni più inaspettate”.

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