Fattore J, un progetto per educare i giovani all’intelligenza emotiva

La pandemia da Covid-19 ha rappresentato uno choc per milioni di adulti e giovanissimi nel mondo e ha rimesso al centro delle vite di tutti l’importanza dell’empatia, quella capacità di riconoscere come proprio il sentire degli altri, anche quando non si è coinvolti in prima persona.

Ma se un evento come quello che viviamo resta un’eccezione, è molto più comune confrontarsi e condividere un pezzo di quotidiano con persone affette da patologie, anche rare. È un tema complesso per gli adulti ma anche per i giovanissimi che spesso non sanno come rapportarsi. A Roma, nell’ambito dell’evento, digitale, “Esperti in classe”, è stato presentato oggi Fattore J, un percorso che vuole raggiungere complessivamente 100 mila giovani nel nostro paese per invitare a sviluppare l’intelligenza emotiva necessaria a fronteggiare una realtà che esiste, la malattia. Al progetto aderiscono medici, esperti di comunicazioni scientifica, associazioni di pazienti, partner scientifici, per offrire ai ragazzi strumenti per riconoscere le proprie emozioni, oltre a quelle degli altri, valorizzando l’intelligenza emotiva.

L’evento, patrocinato dall’Istituto superiore di sanità, ha visto in collegamento diversi ospiti, tra cui la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, ma anche molti studenti e docenti da tutta Italia. Come spiegato da Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale, Fattore J si rivolge ai ragazzi compresi nella fascia di età 14-18 anni, quella fase in cui ci si distacca dalla famiglia e in cui maturano spesso comportamenti, anche dannosi, che tendono a riprodursi nella vita adulta. Quindi, agire quando le personalità sono in evoluzione e in cambiamento, ha la sua importanza. Il progetto ha mosso i suoi primi passi proprio in pieno lockdown, con eventi formativi online, in modalità webinar, che hanno raggiunto 21 scuole, 19 città e sei regioni per un totale di mille studenti complessivamente .

L’obiettivo è ampliare il target e arrivare a moltissimi altri adolescenti, diecimila con la formazione, 90 mila in generale, grazie a un toolkit, articolato in sessioni formative (online ma anche in presenza quando possibile), video pillole realizzate da medici e scienziati (sulla piattaforma Moodle) e podcast, che rimarrà online gratuitamente per tutte le scuole che vorranno usufruirne. Sono previsti anche eventi regionali e un hackathon nazionale finale. Le scuole interessate, nelle sei regioni di partenza del progetto (Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto) possono candidarsi all’iniziativa online.

Un altro degli aspetti Fattore J punta, come sottolinato da Massimo Scaccabarozzi, presidente e ad di Janssen Italia, che compartecipa il progetto, è invogliare gli adolescenti alla corretta informazione in materia scientifica, che può venire solo da fonti qualificate e riconosciute. Gli esperti che prenderanno parte all’operazione guideranno gli studenti capire alla comprensione, anche in ottica preventiva, di alcune patologie, che rientrano in specifiche aree terapeutiche (ematologia, immunologia, infettivologia, oncologia, ipertensione polmonare e neuroscienze). Un aspetto importante, perché, secondo l’indagine condotta per il lancio del programma, il 40% dei ragazzi non sa come relazionarsi con le persone affette da patologie, provando disagio mentre moltissimi altri rimuovono del tutto, anche in virtù del fattore anagrafico, questo aspetto dal loro orizzonte esistenziale (ma la pandemia ha dimostrato che non è così semplice).

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