No, Ferrari non sta testando l’app per il contact tracing

Il Cavallino rampante della Ferrari (foto di John Keeble/Getty Images)
Il Cavallino rampante della Ferrari (foto di John Keeble/Getty Images)

A giudicare dalle voci circolate nelle scorse settimane, sembrava che la riapertura degli stabilimenti della Ferrari sarebbe stata anche il primo test sul campo di Immuni, la app scelta dal governo italiano per raccogliere dati utili a fare attività di contact tracing dei contagi da coronavirus. Negli stabilimenti di Maranello, dove sono impiegate circa quattromila persone, l’applicazione proposta da una cordata guidata dalla società milanese Bending Spoons avrebbe debuttato sul campo. Ma così non è stato: fonti del governo, dei sindacati e del Cavallino rampante stesso hanno confermato a Wired che in Ferrari non c’è nessun test di Immuni in corso. Né è in programma.

Non è solo una questione di tempi legati al rilascio della tecnologia, visto che la app italiana si appoggerà all’interfaccia sviluppata da Apple e Google per far dialogare tra loro via bluetooth i dispositivi, per la quale bisogna attendere la metà di maggio. Al momento Ferrari stessa, come ha appreso Wired da fonti aziendali, non ha deciso se arruolare o meno un’applicazione tra i sistemi di prevenzione e sicurezza per il rientro di operai e impiegati. E comunque Immuni non è la sola scelta sul tavolo. Come spiega Giorgio Uriti, segretario Fim Cisl per l’Emilia centrale, “se ne stanno valutando tre, tra cui quella nazionale”, ossia Immuni.

Test sul campo

Che un test per valutare l’efficacia del programma sia necessario, lo prevede la relazione del gruppo 6, chiamato all’interno della task force di 74 esperti nominata dal ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, a indicare i progetti migliori tra i 319 proposti. Secondo i tecnici, le due app selezionate (oltre a Immuni, CovidApp, frutto di un team di sviluppatori indipendenti, per avere un piano B già pronto) avrebbero dovuto affrontare circa tre settimane di test. Una versione beta si sarebbe dovuta utilizzare in zone circoscritte e su gruppi ben delimitati, come forze dell’ordine o protezione civile (è il suggerimento della relazione), prima dell’adozione e del rilascio su scala nazionale.

Quando il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, firma il contratto che affida a Bending Spoons lo sviluppo dell’app, si profila l’ipotesi di un test in Ferrari. Perché, secondo Il Foglio (il primo a dare conto di un possibile coinvolgimento del Cavallino rampante), John Elkann, presidente del gruppo Fiat-Chrysler Automobile, avrebbe fornito consulenza a Bending Spoons per lo sviluppo dell’app.

L’accordo con i sindacati

Un’applicazione è prevista anche dal protocollo Back on track che la compagnia di Maranello sottoscrive con i sindacati. Ferrari, Cgil, Cisl e Uil mettono nero su bianco l’opzione di attivare un’app volontaria per ricostruire spostamenti e contatti, se un lavoratore risultasse positivo al Covid-19. In pratica, ciò che deve fare Immuni a livello nazionale. L’azienda però non ha ancora sciolto le riserve. Né sull’uso dell’app in sé, né su quale nello specifico.

Il protocollo sindacale fissa alcuni paletti. L’app sarebbe adottata su base volontaria. I dati, a quanto risulta a Wired, sarebbero gestiti da una società esterna, senza possibilità di accesso da parte del Cavallino rampante. La app ricostruirebbe i contatti e non la posizione dell’utente. I risultati generali del programma Back on track saranno condivisi con la Regione Emilia Romagna, con l’obiettivo di fornire indicazioni utili per programmi di sicurezza sul posto di lavoro.

In Ferrari sono stati dei precursori, per esempio riguardo all’uso dei test sierologici fatti in patrocinio con la Asl di Modena”, spiega Uriti: “Viene fatto un prelievo e nel giro di 24, massimo 48 ore arriva il risultato”. L’azienda ha introdotto anche termo-scanner agli ingressi, per controllare la temperatura corporea, distanziamento tra gli addetti, sanificazione delle scarpe, consegna di mascherine e altri dispositivi.

Le prossime tappe

Il tassello mancante, per completare il disegno di Back on track, è proprio l’app per il contact tracing. Ma al momento è tutto fermo. Dalla firma dell’ordinanza da parte di Arcuri il 16 aprile scorso a oggi, lo scenario è cambiato. Apple e Google dettano le regole su tempi e modi, visto che loro è l’interfaccia per superare gli ostacoli di comunicazione via bluetooth tra i sistemi operativi. E se il rilascio del loro programma è atteso per metà maggio, per una app italiana Arcuri, in commissione Trasporti alla Camera, ha fissato come scadenza la fine del mese. Le due settimane di intervallo serviranno per i test, a questo punto concentrati tutti su un unico sistema, quello di Immuni, e non su due esami paralleli, come suggerivano i tecnici.

Secondo un sondaggio dell’associazione in difesa dei consumatori Altroconsumo, il 18% dei 1.132 intervistati ha già scaricato app che offrono servizi di autodiagnosi o informazione sul coronavirus. Mentre il 66% è a favore di uno strumento tecnologico per il contact tracing, purché i dati siano al sicuro e anonimi.

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