Airbnb licenzia il 25% dei lavoratori a causa dell’emergenza coronavirus

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(Immagine: pixabay)

L’emergenza Covid-19 continua a colpire duro Airbnb. Con l’entrata in vigore delle misure di confinamento e di quarantena in tutto il mondo, il portale per gli affitti brevi ha visto crescere di giorno in giorno il numero di cancellazioni dei soggiorni e ridursi drasticamente il giro d’affari. Ora questa situazione comincia a far sentire i suoi effetti anche sugli stessi dipendenti del colosso californiano, che ha così annunciato un taglio del 25% della sua forza lavoro.

A renderlo noto è stato lo stesso amministratore delegato della compagnia di San Francisco, Brian Chesky, che in una comunicazione ai dipendenti ha annunciato il 5 maggio il licenziamento di oltre 1.900 persone, pari a un quarto dei complessivi 7.500 impiegati del gruppo in tutto il mondo.

La decisione rientra in un piano di ristrutturazione che l’azienda si è trovata a mettere in campo a fronte della crisi causata dall’emergenza coronavirus. Già all’inizio di aprile si stimava un calo delle prenotazioni del 90% nei paesi più colpiti dal virus, e per questo la compagnia vede per il 2020 ricavi più che dimezzati rispetto all’anno precedente. E a pesare ulteriormente su questo quadro rimane una grande incertezza su quando si potrà tornare a viaggiare e sul come si viaggerà in futuro, si legge ancora nelle parole di Chesky.

Ma questa è soltanto l’ultima misura messa in campo dalla compagnia per far fronte alla situazione. Fin dall’inizio dell’emergenza e delle misure di contenimento in tutto il mondo, Airbnb ha infatti deciso di bloccare le nuove assunzioni e contemporaneamente ha scelto di ridurre di oltre 800 milioni di dollari le spese di marketing e pubblicità.

Nel complesso, l’azienda stima che il taglio dei dipendenti, a cui saranno garantiti indennizzi e ammortizzatori sociali, permetterà di risparmiare circa 400-500 milioni di dollari l’anno. Inoltre, va anche ricordato che la compagnia ha recentemente chiuso un round di finanziamento da un miliardo di dollari da parte della società Silver Lake e resta ancora in trattative per un ulteriore miliardo di dollari di prestito da parte di altri investitori, come si legge su Reuters.

La crisi di Airbnb si inscrive nella crisi più generale del settore dei viaggi e del turismo durante la pandemia. Ad oggi, secondo le stime provvisorie dell’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto), l’impatto del coronavirus sul settore porterà a una riduzione del 20-30% degli spostamenti internazionali nel 2020, con perdite economiche relative alla spesa dei visitatori di circa 30-50 miliardi di dollari.

I tagli di Uber

Ma nel mondo delle piattaforme online Airbnb non è l’unica a scegliere la strada dei licenziamenti in questa situazione di difficoltà. Sul fronte dei trasporti, infatti, anche Uber ha annunciato mercoledì 6 maggio di aver deciso di ridurre la propria forza lavoro di circa il 14%. Il gigante del noleggio auto con conducente licenzierà complessivamente 3.700 dipendenti sui suoi 26.900 totali, soprattutto nella parte dell’assistenza clienti e di recruiting team.

Lo stesso amministratore delegato della società, Dara Khosrowshahi, ha deciso di rinunciare al suo stipendio, che nel 2019 ammontava a un milione di dollari, per tutto il resto dell’anno. Anche in questo caso, la scelta dei licenziamenti deriverebbe dal drastico calo nel volume degli utenti durante questi mesi di lockdown, che hanno visto crollare il valore totale dei servizi offerti dalla piattaforma di oltre l’80%, secondo quanto riportato da The Information.

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