Perché la crisi da coronavirus spinge i prestiti in crowdfunding?

Equity crowdfunding (Getty Images)
Equity crowdfunding (Getty Images)

La crisi economica generata dal Covid-19 non ha frenato finora il lending crowdfunding, ossia il prestito alle piccole e medie imprese (pmi) da parte di – principalmente – piccoli investitori. Un’attività di prestito che si realizza attraverso portali online dedicati e che nel 2019 con 73 milioni di euro ha rappresentato oltre il 50% del totale della raccolta in crowd italiana. Anzi questo mercato del lending continua a crescere, almeno guardando i primi dati trimestrali raccolti dai principali operatori. Un punto rilevante, visto che siamo nel pieno di una crisi economica e che per i prossimi mesi è lecito attendere una grande richiesta di liquidità da parte delle pmi italiane.

I primi dati del 2020

Secondo October e Borsa del credito, rispettivamente prima e seconda piattaforma di peer to peer lending per raccolta nel 2019 (dati rapporto Starteed ), il primo trimestre dell’anno si è chiuso positivamente. Per October, l’incremento medio della raccolta nei cinque mercati europei in cui opera (Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Germania) è stato del 10% con +30% di progetti da finanziare, rispetto allo stesso periodo del 2019. Mentre per Borsa del credito parliamo di un più cospicuo 30% nella raccolta solo in Italia, con un picco di prestiti erogati di circa il 50% nel solo mese di marzo.

“A marzo abbiamo visto una accelerazione delle richieste di finanziamento da parte delle pmi, uno scenario imprevedibile solo pochi mesi fa – spiega Antonio Lafiosca, direttore operativo di Borsa del credito – Si pensi che in questi primi tre mesi del 2020 abbiamo erogato circa 5,8 milioni di euro, con una media 1,5 milioni a gennaio e febbraio, ma con un erogato totale di oltre 3 milioni nel mese di marzo”.

Le piattaforme di lending si candidano quindi a essere un volano per la ripartenza, un canale per le pmi che hanno urgente bisogno di accedere a nuova liquidità, come spiega Sergio Zocchi, amministratore delegato di October: “È innegabile che la crisi economica e sociale innescata dalla pandemia abbiamo rimesso al centro dell’attenzione il tema dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Noi abbiamo messo in campo una serie di iniziative per aiutare le aziende clienti a superare l’emergenza. Prima abbiamo annunciato la sospensione per 3 mesi del rimborso del capitale sui piani di rimborso attivi, poi abbiamo dato la possibilità per i prestiti in atto di essere rifinanziati, mediante il ricorso a varie forme di garanzia pubbliche o private. In questo momento difficile, le realtà digitali come la nostra possono dare un contributo significativo per accelerare l’accesso al credito da parte delle pmi”.

Occhio all’indebitamento

Accesso al credito, quindi, sia attraverso i tradizionali canali bancari, sia attraverso altri canali come il crowdfunding. Un’integrazione fintech alla banca, più che un’alternativa. Ma attenzione ai livelli d’indebitamento. A suonare l’allarme è Alessandro Lerro, avvocato e presidente dell’Associazione italiana equity crowdfunding (Aiec): “Accedere a nuove linee di credito è necessario, ma rischioso perché in molti settori i ricavi sono stati azzerati per settimane e le prospettive di ripresa nelle vendite sono molto al di sotto di quanto previsto anche solo pochi mesi fa. Questo significa che molte aziende dovranno ricorrere al debito per pagare debiti pregressi. Rischiamo, come sistema paese, di ritrovarci con tantissimi crediti deteriorati e imprese in default nel giro di pochi anni.

Per Lerro, “meglio sarebbe puntare su contributi a fondo perduto da parte dello Stato. La Commissione europea li ha già previsti all’interno del Temporary framework , al paragrafo 3.1, approvato a marzo, ma in Italia si parla solo di prestiti, sia nel decreto Cura Italia di marzo, sia in quello liquidità di aprile. Abbiamo bisogno di immettere nel sistema soldi che non dovranno essere restituiti, se vogliamo davvero aiutare le pmi. La Commissione ci permette di farlo fino a 800mila euro per azienda. Altri paesi, come gli Stati Uniti, hanno già capito che l’unica soluzione è il cosiddetto helicopter money. Altrimenti si scarica solo il problema sui futuri governi”.

I nuovi trend

Senza contare, poi, l’altro lato della medaglia, cioè l’esercito di ex cassettisti italiani: cioè di quei risparmiatori che per decenni hanno puntato sugli investimenti più sicuri possibili, come la casa o i titoli di Stato. Persone ormai sono in fuga da prodotti finanziari che non sono più granitici come un tempo e che danno rendimenti bassissimi o addirittura negativi. Sempre più risparmiatori guardano al lending come a un possibile sbocco per i loro capitali, magari investendo in un’azienda nazionale e di cui capiscono facilmente il business model. Capitali che complessivamente ammontano alla cifra impressionante di almeno 1.500 miliardi di euro: è la stima dei soldi che gli italiani hanno attualmente fermi sui propri conti correnti, fatta a febbraio 2020 dall’Associazione nazionale dei consulenti finanziari. Proprio in questo scenario e nonostante la crisi, cresce con grande forza il lending crowdfunding collegato all’immobiliare. In fondo comprare e vendere casa è un concetto accessibile a tutti.

Lo conferma Andrea Maurizio Gilardoni, fondatore di Rendimento etico, piattaforma di lending crowdfunding immobiliare nata solo un anno fa, ma già leader di settore: “Nel primo trimestre 2020 abbiamo raccolto 5,2 milioni di euro per progetti immobiliari. Quasi quanto raccolto in tutto il 2019. Nonostante l’emergenza, c’è grande interesse dei piccoli investitori sul mercato immobiliare, un mercato che non si è fermato finora e che credo ripartirà con forza nei prossimi mesi. Un esempio sono le probabili dismissioni di patrimonio immobiliare da parte delle banche. Il decreto Cura Italia prevede degli incentivi fiscali per le banche che cederanno immobili, che per loro rappresentano ormai crediti deteriorati. Questo significa che si potranno acquistare immobili con forti sconti, per poi rivenderli sul mercato con buoni margini. In questo senso e nel rispetto dei limiti etici che caratterizzano la mia piattaforma, l’investimento immobiliare in lending crowdfunding continuerà a essere un’ottima scelta per milioni di risparmiatori”.

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