Amazon invita in videochat i venditori per fermare i prodotti falsi

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Ai tempi del distanziamento sociale e del lockdown anche i controlli sulle piattaforme di vendita online si fanno in videochiamata. È quanto accade da Amazon, dove i responsabili dei controlli, non potendo organizzare riunioni in presenza, hanno deciso di sperimentare un sistema di controllo in videoconferenza per accertarsi dell’identità dei potenziali venditori e contrastare il fenomeno dei prodotti contraffatti venduti nel marketplace, come si legge su Reuters.

A partire dall’entrata in vigore delle misure di contenimento per l’emergenza coronavirus, in molti paesi il colosso ha iniziato a sostituire i controlli fisici con questi videocontrolli a distanza, e ad oggi l’azienda fa sapere di avere già eseguito in questa modalità accertamenti su oltre mille potenziali e futuri venditori con base in Cina, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, dove il sistema è in fase di test.

In sostanza si tratta di una videoconferenza diretta che permette agli incaricati di Amazon di controllare che l’identità di un venditore coincida con quella riportata sui documenti presentati nella domanda inoltrata per poter vendere i propri prodotti sulla piattaforma. In base a quanto si legge su Geekwire, queste videochiamate vengono eseguite con programma Chime video, sviluppato dallo stessa Amazon, e permettono di proseguire il lavoro di controllo nonostante le limitazioni imposte dalla situazione di emergenza globale.

Il gigante dello shopping online, inoltre, che durante il lockdown ha incrementato notevolmente il numero dei suoi utenti e ha visto crescere le sue azioni di oltre il 23% rispetto all’anno scroso, si trova da tempo a combattere con il problema dei prodotti contraffatti e dei falsi profili dei venditori, e per arginare questo fenomeno si basa soprattutto sulle tecnologie di machine learning e sistemi automatizzati.

Soltanto nel 2019 l’integrazione dei controlli automatici e di quelli realizzati dagli incaricati del gruppo hanno bloccato oltre 2,5 milioni di falsi account che volevano mettere in vendita i loro prodotti sulla piattaforma senza autorizzazione. Per contrastare questo fenomeno, la scorsa estate l’azienda ha anche esteso il servizio Transparency ai venditori presenti nei marketplace europei, oltre che in India e in Canada, attraverso la possibilità di associare un codice univoco applicato dai venditori al prodotto così da poterlo tracciare nelle sue diverse fasi di vendita.

La scorsa estate, un’inchiesta del Wall Street Journal aveva evidenziato che molti prodotti venduti dalla piattaforma erano etichettati in maniera sbagliata o erano prodotti dichiarati non sicuri dalle agenzie federali, e nella maggior parte dei casi si trattava proprio di articoli venduti da terze parti. Nel complesso, gli acquisti da venditori di terze parti sul sito di Amazon rappresentano oltre il 50% delle vendite totali, e quindi aumentare i controlli sui venditori diventa sempre più necessario per l’azienda, che recentemente è finita insieme a Ebay al centro di un’indagine dell’Antitrust per non aver adottato tempestivamente i dovuti controlli sui venditori di mascherine e gel igienizzanti nelle prime settimane dell’emergenza.

Insomma, quello della contraffazione e dei controlli sugli account dei venditori rimane un tema a cui il colosso di Seattle continua a guardare con attenzione, e questa nuova strategia di videocontrolli durante l’emergenza coronavirus rappresenta un’ulteriore modalità per cercare di garantire gli acquisti online in una fase in cui l’ecommerce continua a incrementare i suoi clienti.

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