Come la tecnologia cambia il nostro modo di comunicare

Le conversazioni sono l’essenza della nostra società. Rappresentano il modo in cui ci scambiamo le idee, un momento vitale nel processo cognitivo. Attraverso le conversazioni esploriamo i concetti e calibriamo e definiamo noi stessi, i ruoli, l’amicizia e l’amore”.
Così la pensa Mark Curtis, imprenditore attivo da oltre trenta anni nel campo dei media, del digital e mobile e del design. Ricopre la carica di direttore di Fjord, società di Accenture Interactive specializzata in service design, che ha contribuito a fondare. È un apprezzato speaker di conferenze internazionali e commentatore e sarà protagonista giovedì 22 giugno di un incontro a Meet the Media Guru, programma di incontri e approfondimenti sull’innovazione e la cultura digitale presso l’Auditorium Testori di Palazzo di Lombardia, a Milano.

Nel suo intervento partirà dai temi trattati nel suo ultimo libro Distraction – Being Human in the Digital Age, dove si occupa degli effetti sociali delle nuove tecnologie.
A Wired spiega:“Non c’è alcuna tecnologia neutrale, perché le diamo forma a seconda delle nostre esigenze, come diceva Marshall McLuhan. Giusto o sbagliato che sia. La decisione di usare un’app oppure un altro strumento dipende da molti fattori: l’urgenza, penso alla velocità che continua a contraddistinguere la telefonata, la convenienza, ad esempio per condividere un’idea complessa le chat rimangono strumenti poco adatti, il tipo di risposta desiderata, ossia se voglio o meno instaurare una comunicazione con una o più persone piuttosto che veicolare semplicemente un messaggio”.

Oggi, è esperienza che accomuna tutti noi, lo smartphone è un’appendice del nostro corpo. E sempre più spesso l’oralità ha lasciato il posto a rapidi testi scritti o addirittura a immagini e animazioni. La chiamata, nel solco della tradizione orale che contraddistingue da sempre l’uomo, sta divenendo obsoleta.

“Faccia a faccia le persone continuano a parlarsi” ci dice il cofondatore di Fjord. “Via mobile sembra invece che le conversazioni vocali vadano incontro a un profondo declino. Penso che sia una questione di controllo: le chiamate via smartphone soffrono molte interruzioni e richiedono passaggi di potenziale imbarazzo, come il Pronto iniziale. Senza una significativa disciplina delle due parti in causa, è facile che la conversazione non soddisfi le aspettative. I servizi di messaggistica, che hanno altri difetti, non soffrono questi problemi e permettono agli utenti di sentirsi sempre in controllo. In più le chiamate di gruppo, seppur possibili, sono complicate da organizzare, mentre le chat allargate sono semplici e permettono di soddisfare sia le esigenze di frivolezza che la condivisione di messaggi importanti”.

Secondo la visione di Mark Curtis, con tutti i contraccolpi del caso, l’era digitale è una opportunità per trasformare l’esperienza umana. Ma il processo va gestito: il modo in cui avverranno i cambiamenti andrà al cuore di ciò che significa essere umani. Centrale sarà il lavoro sull’intelligenza artificiale, forma di conversazione tra uomo e macchina che andrà regolata per costruire un nuovo paradigma.

“Le nostre vite sono influenzate nel profondo: abbiamo iniziato da tempo a parlare con le macchine e ci aspettiamo risposte sempre migliori. Si tratta di uno sconvolgimento della nostra percezione del mondo, guidata dall’AI, dalle voice-user interface, dai servizi di messaggistica e dalla digitalizzazione dilagante. Arriveremo secondo me a una singolarità della conversazione, in cui saremo in grado di parlare con tutti in ogni momento. Saremo chiamati a definire nuovamente chi siamo come umani e che valore diamo alla conversazione”.

Oggi, è esperienza che accomuna tutti noi, lo smartphone è un’appendice del nostro corpo. E sempre più spesso l’oralità ha lasciato il posto a rapidi testi scritti o addirittura a immagini e animazioni. La chiamata, nel solco della tradizione orale che contraddistingue da sempre l’uomo, sta divenendo obsoleta.

“Faccia a faccia le persone continuano a parlarsi” ci dice il cofondatore di Fjord. “Via mobile sembra invece che le conversazioni vocali vadano incontro a un profondo declino. Penso che sia una questione di controllo: le chiamate via smartphone soffrono molte interruzioni e richiedono passaggi di potenziale imbarazzo, come il Pronto iniziale. Senza una significativa disciplina delle due parti in causa, è facile che la conversazione non soddisfi le aspettative. I servizi di messaggistica, che hanno altri difetti, non soffrono questi problemi e permettono agli utenti di sentirsi sempre in controllo. In più le chiamate di gruppo, seppur possibili, sono complicate da organizzare, mentre le chat allargate sono semplici e permettono di soddisfare sia le esigenze di frivolezza che la condivisione di messaggi importanti”.

Secondo la visione di Mark Curtis, con tutti i contraccolpi del caso, l’era digitale è una opportunità per trasformare l’esperienza umana. Ma il processo va gestito: il modo in cui avverranno i cambiamenti andrà al cuore di ciò che significa essere umani. Centrale sarà il lavoro sull’intelligenza artificiale, forma di conversazione tra uomo e macchina che andrà regolata per costruire un nuovo paradigma.

“Le nostre vite sono influenzate nel profondo: abbiamo iniziato da tempo a parlare con le macchine e ci aspettiamo risposte sempre migliori. Si tratta di uno sconvolgimento della nostra percezione del mondo, guidata dall’AI, dalle voice-user interface, dai servizi di messaggistica e dalla digitalizzazione dilagante. Arriveremo secondo me a una singolarità della conversazione, in cui saremo in grado di parlare con tutti in ogni momento. Saremo chiamati a definire nuovamente chi siamo come umani e che valore diamo alla conversazione”.

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