Boat sharing: è il mare la nuova frontiera dei viaggi condivisi

La sharing economy prende il largo. Nel vero senso della parola. Perché, dopo soggiorni e trasporti, un altro muro sta per cadere. Basta città, case, alberghi, strade e autostrade: ora, grazie all’economia partecipata, si salpa. Il boat sharing ha tutte le caratteristiche per diventare la nuova frontiera della condivisione. Così come fanno, ad esempio, Uber e BlaBlaCar per le auto, Airbnb per le stanze, GoGoBus per i pullman ora anche chi vuole prenotare una barca potrà farlo dal proprio computer, contattando direttamente gli armatori e risparmiando tantissimo. Il fatto di ‘dividere’ con altre persone un viaggio o un soggiorno – in hotel come in appartamento – negli ultimi anni sta consentendo a molta gente di organizzare delle vacanze altrimenti difficilmente praticabili. Non tutti, infatti, possono permettersi un’automobile comoda o una stanza di lusso. Ma la barca è un altra cosa: a parte i costi stratosferici, ci sono tutte quelle spese accessorie (carburante, attracco, rimessaggio, dotazioni di bordo) che trasformano la navigazione in un salasso.

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Con il boat sharing tutti possono vivere il mare a 360° – Eppure gli appassionati del mare nel nostro Paese sono centinaia di migliaia. La maggior parte, però, si deve accontentare di un soggiorno sulla terra ferma. Impensabile, per loro, vivere il mare appieno. In tanti hanno perciò pensato a come colmare questo vuoto, trovando la soluzione proprio nella condivisione. Così, negli ultimi anni, anche in Italia – sulla scorta di quanto avvenuto nel resto del mondo con piattaforme come Boatbound, GetMyBoat, Barqo, Sharemysea – sono sorti molti servizi di boat sharing, ognuno con la sua filosofia, ognuno con la sua idea di vacanza. C’è chi offre escursioni di un giorno e chi mini-crociere, chi punta a far incontrare persone con gli stessi gusti, chi vuole aiutare chi una barca già ce l’ha, chi fa da semplice intermediario e chi si pone come vero e proprio agente nautico, chi si concentra sul Mediterraneo e chi invece allarga i propri orizzonti. Ecco le loro storie.

Sailsquare: l’economia partecipata sale a bordo – Una delle piattaforme più interessanti (e famose) è sicuramente Sailsquare, startup innovativa nata ormai cinque anni fa, che conta qualche decina di migliaia di utenti registrati e centinaia di armatori che collaborano col portale. Qui i viaggi in barca (soprattutto a vela) sono organizzati direttamente dalla community. Chi vuole salpare da solo o con i propri amici può chiedere un’imbarcazione a noleggio per il periodo che gli occorre, come si è sempre fatto. Chi, invece, ha in mente un itinerario ma non ha soldi a sufficienza per trasformarlo in realtà può proporlo e attendere che altri compagni di viaggio si facciano sotto. Ma ci si può anche aggregare a viaggi già organizzati, potendo persino vedere chi sono gli ospiti già prenotati. Per gli skipper ‘navigati’ (l’esperienza al timone è verificata e certificata dal sito) c’è l’opportunità di candidarsi a guidare un gruppo – in cambio di un posto gratis in cabina – e iniziare a cercare una brigata che lo accompagni. Recentemente, poi, Sailsquare ha anche aperto le porte agli armatori: per condividere traversate con altri viaggiatori o far scoprire a nuova gente itinerari sconosciuti, rientrando in parte delle spese sostenute per mettere in acqua la barca. In questo modo anche una vacanza, ad esempio, nel Mar dei Caraibi, nel Sud-Est asiatico o nei Mari del Nord potrebbe non costare una fortuna.

FONTE: http://www.repubblica.it/viaggi/2017/03/29/news/boat_sharing_e_il_mare_la_nuova_frontiera_dei_viaggi_condivisi-161708116/

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