Street Art 2.0: il “Banksy torinese” e la pubblicità fake

Per le vie torinesi “appaiono” cartelloni pubblicitari, indubbiamente fake, che prendono di mira i politici più influenti sulla scena. È caccia all’anonimo street artist, denominato il “Banksy torinese”.

C’era una volta la bomboletta spray. E c’erano una volta i writers, i muri e le fiancate dei treni. Una volta, perché oggi la Strett Art si è trasferita altrove. Non si combatte più a colpi di graffiti, ma a colpi di photoshop e cartelloni pubblicitari. O forse questo è ciò che vuole farci credere un anonimo artista torinese che si diverte a colpire politici e personaggi influenti trasformandoli in atipici testimonial delle marche e dei brand più famosi.

La città di Torino prende le distanze da quanto sta accadendo, scaricando la responsabilità sulla società che si occupa delle affissioni pubblicitarie, la IGP Decaux. La stessa si era però dichiarata esente da responsabilità alcuna, tenendo a far sapere che si è trattato di manifesti affissi abusivamente in seguito a forzatura dell’impianto.

L’ultima provocazione risale al 25 Gennaio, quando, alle spalle di Piazzale Valdo Fusi, per le strade del centro, è stato esposto un manifesto pubblicitario che prende di mira Alessandra Mussolini. L’europarlamentare dalle tendenze razziste, viene raffigurata come un’iconica Madonna che ha, per aureola, un preservativo. Sopra, la scritta: “Se sei razzista mettitelo in testa”, riprende e modifica lo slogan della campagna pubblicitaria lanciata da Daniele Viotti, europarlamentare del PD, contro l’AIDS. La Mussolini diventa così inconsapevole sponsor della nota marca di profilattici “Durex”, trasformata per l’occasione in “Duxlex” (la legge del duce), con chiari riferimenti alla sua fiera parentela.

La notizia, lanciata su twitter, tra risate e prediche, è subito diventata virale. È caccia all’anonimo artista, denominato per l’appunto il “Banksy torinese”. Per chi non s’intenda del settore, Banksy è un noto street artist britannico, ormai famoso in tutto il mondo per i suoi graffiti a sfondo satirico-sociale. Considerati delle vere e proprie opere d’arte, i suoi disegni raffigurano la povertà umana, le atrocità della guerra e le contraddizioni della politica. Inoltre egli non ha mai rivelato la sua identità, ma il suo tratto indistinguibile è ormai diventato un marchio di fabbrica.

FONTE: http://www.moralizzatore.it/2017/01/29/street-art-2-0-banksy-torinese-la-pubblicita-fake/

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