Bsi, aperta inchiesta per riciclaggio

La banca del Canton Ticino è finita nel mirino della procura federale elvetica per un’ipotesi di corruzione e riciclaggio in cui sono coinvolti funzionari pubblici e politici malesi. La Finma: “L’istituto è a rischio chiusura”

Un caso di riciclaggio di una gravità inaudita, accompagnato dalle accuse di corruzione di funzionari pubblici e politici malesi, finirà per far scomparire la BSI, ovvero la Banca della Svizzera Italiana, il più antico istituto di credito del Canton Ticino, essendo stato fondato nel 1873. Lo ha deciso la Finma, l’autorità elvetica di vigilanza dei mercati finanziari, mentre la Procura Federale elvetica ha aperto un’inchiesta penale sulla BSI. “Ha violato gravemente le disposizioni legali in materia di riciclaggio di denaro e il requisito dell’irreprensibilità”, il duro atto d’accusa degli inquirenti svizzeri. Come prima conseguenza si è dimesso, poco dopo la diffusione della notizia, il CEO di BSI, Stefano Coduri. In sostanza c’è la certezza che l’istituto luganese non abbia messo in atto gli strumenti adatti per evitare “operazioni non trasparenti”, che sarebbero state effettuate nell’arco di più anni.

A quanto pare dal 2011. Già nel 2013, tra l’altro, la Finma aveva messo in guardia la banca ticinese, sulla disinvoltura dei suoi rapporti con alcuni politici malesi, coinvolti nello scandalo del fondo sovrano 1MDB. Uno scandalo da 4 miliardi di dollari che funzionari e politici corrotti di Kuala Lumpur sono accusati di aver distratto da società statali, dirottandoli su conti privati aperti presso banche straniere. Tra queste, appunto, la Bsi. “C’è da vergognarsi perché l’autorità di Singapore, dove opera una filiale della Banca della Svizzera Italiana, ha definito questa vicenda lo scandalo più grave della storia finanziaria della città-stato asiatica”, il commento di Paolo Bernasconi che, della legge svizzera sul riciclaggio, è ritenuto il padre. “Non a caso-aggiunge – anche la succursale di Singapore della BSI dovrà chiudere i battenti”.

C’è un altro aspetto del duro atto d’accusa del gendarme elvetico dei mercati che è da ritenersi devastante. Infatti la Finma sottolinea che “i dirigenti bancari maggiormente coinvolti sono quelli che, anche di recente, hanno ricevuto i bonus più elevati”. “Come dire che l’appetito di bonus fa crescere l’appetito di rischio”, chiosa Paolo Bernasconi. Fatto sta che, per la Bsi, è suonato il gong dell’ultima ripresa. Nel giro di un anno il suo nome scomparirà, per ordine della Finma, e verrà definitivamente assorbita dal gestore patrimoniale di Zurigo, Efg, il quale fa capo al miliardario greco, Laktakis. Ancora nel 2014 la banca luganese era di proprietà di Generali, poi era passata ai brasiliani di BTG Pactual, pure loro travolti da uno scandalo, quello legato al gigante petrolifero Petrobras. Insomma, un declino triste per il più antico istituto del

Canton Ticino e per i suoi circa 2000 dipendenti. Ma, anche, un campanello d’allarme per il futuro della piazza finanziaria di Lugano, già colpita duramente dalla terribile crisi del 2008 e, più di recente, dalla Voluntary Disclosure del Governo Renzi.

Fonte:http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/05/24/news/bsi_aperta_inchiesta_per_riciclaggio-140497657/?rssimage

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