La guerra dell’editoria Gannett-Tribune infiamma Wall Street

L’editore del Los Angeles Times ha rifiutato la seconda offerta da parte del gruppo di Usa Today, che ha accusato: “Danno controllo solo a soci selezionati”. Pressione sui soci per accettare l’offerta e dimissionare il management

A Wall Street infiamma la guerra dell’editoria, con Gannett e Tribune Publishing che si affrontano senza esclusione di colpi. Quest’ultimo, editore di Los Angeles Times e Chicago Tribune, ha accusato ieri un tonfo del 15% a 12,09 dollari sulla Borsa di New York. Il motivo delle vendite è che ha rifiutato per la seconda volta un’offerta di acquisto lanciata da Gannett, il gruppo che tra le altre cose dà alle stampe Usa Today.

L’ultimo tentativo di scalata era arrivato il 16 maggio e prevedeva il pagamento di 15 dollari per azione, meglio dei 12,25 dollari per azione proposti originiariamente in un’offerta svelata al pubblico il 25 aprile scorso (ma datata 12 aprile) e poi rifiutata il 4 maggio. L’azienda del LA Times veniva valutata 864 milioni di dollari, incluso il debito per 385 milioni, e non più 815 milioni iniziali. Ma da Tribune non si sono lasciati addolcire dalla pillola inzuccherata. Justin Dearborn, amministratore delegato di Tribune, non ha avuto problemi a definire “chiaramente inadeguata” l’offerta di Gannett. Il top manager ha espresso “seri dubbi” sulla proposta ricevuta, ma non ha chiuso del tutto la porta quando ha chiarito di “essere pronto a lavorare con gannett per capire se c’è una strada percorribile per creare più valore per i soci di ambe i gruppi”.

Dall’altra parte, la contro-replica è stata piccata. Gannett sta cercando di far leva direttamente sui soci di Tribune perché, nell’assemblea annuale del 2 giugno, facciano saltare il rinnovo del cda e con esso dell’ad Dearborn, manifestando così chiaramente la loro contrarietà alla presa di posizione sull’offerta presentata. Una volta che l’assemblea di Tribune si fosse schierata apertamente contro il management, l’offerta di Gannett potrebbe procedere. Il responso del mercato, che ha penalizzato il titolo Tribune, per ora sembra dire che non si scommette su un nuovo rilancio. Anche perché Gannett è passata ai toni duri: ha accusato Tribune di “continuare a compiere azioni pensate per dare un controllo sproporzionato dell’azienda a soci selezionati ignorando i doveri nei confronti di tutti i suoi azionisti”. Il riferimento è al fatto che ieri, dopo il secco “no” a Gannett, Tribune ha emesso 4,7 milioni di nuovi titoli per Nant Capital, che in cambio ha investito 70,5 milioni di dollari nel gruppo e il cui numero uno diventerà vicepresidente del
cda. Il valore della transazione è pari a quanto messo sul piatto proprio da Gannett per rilevare tutte le azioni di tribune publishing in circolazione. Secondo l’offerente, con questa emissione ad hoc “due membri del cda hanno il controllo di circa il 30% del gruppo”.

Fonte:http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/05/24/news/la_guerra_dell_editoria_gannett-tribune_infiamma_wall_street-140476294/?ref=m%7Chome%7Cvaschetta_2%7Cpos_1

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