Ecco il robot acquatico per le ricerche archeologiche

Arriva un moderno robot acquatico impiegato nelle ricerche archeologiche capace di vedere col sistema dell’ecoscandaglio sino a dieci metri di profondità dal livello di un fondale. I test vengono eseguiti nello stagno di Santa Giusta grazie ad una collaborazione che riunisce l’Ismar Cnr di Bologna, il Consorzio Pro ambiente, l’Iamc di Torre Grande, l’Università di Cagliari, la Sovrintendenza della Sardegna ed il Comune di Santa Giusta. Il robot acquatico monta una strumentazione sofisticata ed è programmato per essere pilotato da riva dove trasmette in diretta le immagini acquisite col meccanismo delle onde sonore.

Dati che vengono immagazzinati ed utilizzati per disegnare mappe tridimensionali, che, come ha spiegato Carla Del Vais, dell’Universita’ di Cagliari, “potranno essere di grande aiuto nello studio dell’evoluzione di questi luoghi, molto importante nella nostra ricerca“. La sperimentazione di Santa Giusta richiama quella attuata nel sito di Mont’è Prama, nel Sinis di Cabras per la ricerca delle statue dei giganti. “Il robot acquatico e’ un apparecchio costruito utilizzando tecnologia tutta open“, hanno spiegato stamane i ricercatori Fabrizio del Bianco, del Consorzio Pro ambiente, e Giuseppe Stanghellini, dell’Ismar, l’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna. “Nasce come strumento per la geofisica, per lo studio delle stratificazioni del fondale e che adesso ha anche questa importante applicazione nel campo della ricerca archeologica“. In questi giorni, i test hanno dato esito positivo e hanno consentito di recuperare dal fondale dello stagno di Santa Giusta alcune grandi anfore. Sono state svuotate e spedite a Cagliari insieme al materiale contenuto per le analisi.
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2016/05/tecnologia-arriva-un-nuovo-robot-acquatico-per-le-ricerche-archeologiche/689219/#jfLyhVHgtsSLUY1G.99

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