Non solo Amazon, il cloud e l’ecommerce ha radici tricolori

Quattro giovani studenti di architettura crearono venti anni fa Dada per i servizi online alle imprese. Ora il gruppo è di Sawiris. Nell’azionariato anche il concorrente Aruba

Da quattro universitari della facoltà di Architettura di Firenze a una realtà quotata in Borsa che capitalizza oltre 40 milioni di euro. In mezzo (anche) il passaggio in una società editoriale (Rcs, che pubblica questo giornale) e ora il controllo a Naguib Sawiris, magnate egiziano socio di riferimento di Orascom.

Venti anni di Dada. Nell’era di Internet un’era geologica. Nel nostro Paese una storia di successo. Soprattutto per le croniche difficoltà di accesso ai capitali per le startup (siamo gli ultimi in Europa al pari della Grecia per ammontare di investimenti dei venture capital). Tra quei quattro ragazzi c’era Paolo Barberis, attuale consigliere per l’innovazione di Palazzo Chigi e al timone dell’acceleratore Nana Bianca, ora però uscito dall’azionariato. Al comando adesso c’è il tandem Corbetta-Lepri, amministratore delegato-direttore finanziario. Il cuore del business? I servizi Internet alle imprese. In Italia, una marea. Contiamo solo i piccoli: 4 milioni di aziende, spesso sprovviste di un sito. Figurarsi di una piattaforma ecommerce. All’inizio si trattava banalmente di interfacce grafiche. Metà anni Novanta. Soprattutto servizi di hosting . Traduciamo per un profano: servizi di rete per depositare su un server le pagine di un sito web rendendolo così accessibile a tutti. Ma anche domini. A metà anni Duemila l’accordo con Sony per essere l’anti-Spotify italiana, che aprì le porte di Dada allo streaming musicale. Precursori, col senno del poi.

Ora ad investire su Dada, anche la concorrente Aruba (con una quota minimal , seppur fortemente simbolica del ruolo da pionieri per i servizi online alle imprese). Dice Lorenzo Lepri che Dada «si sta convertendo in un aggregatore a tutto tondo di servizi digitale». Con la nuova frontiera del cloud computing , a ben vedere destinata al momento a multinazionali e grandi imprese, che si appoggiano a Dada per archiviare quantità infinite di dati sulla Nuvola.

Qualcuno – suggerendo una metafora – rileva nel ruolo di Dada una sorta di Amazon dei servizi alle piccole e medie imprese. Ti compri il dominio per avere il tuo spazio su Internet, ti fai costruire da loro il sito, ti fai pianificare un pacchetto per la pubblicità online, con annesso investimento (e posizionamento) sui motori di ricerca. Le più lungimiranti lavorano anche ad una piattaforma ecommerce e ad applicazioni mobile. Le aziende-clienti sono 570 mila. Importo medio: 200 euro all’anno. Una commissione alla portata di tutti. Per un fatturato che nel 2015 ha raggiunto 62,2 milioni.

Dada lavora ora su sette mercati. Italia, ovviamente. Ma anche Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Olanda. Ha investito crescendo anche per linee esterne. Ha comprato, ad esempio, Etinet nel Cuneese che si occupa di marketing digitale e logiche di Seo . La particolarità sta che le aziende-clienti pagano in anticipo i loro servizi. Con carte e PayPal. «Il rischio di credito è pari a zero e non è necessario indebitarsi con le banche. Un modello a ricavi ricorrenti», segnala Lepri. Con la nicchia del cloud computing, ma con margini di sviluppo importanti, visto il livello di arretratezza digitale del nostro sistema produttivo.

Fonte:http://www.corriere.it/economia/16_maggio_16/non-solo-amazon-cloud-l-ecommerce-ha-radici-tricolori-35ca380a-1b6a-11e6-92fb-c69e56231518.shtml?refresh_ce-cp

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