Bufera sulla campagna di Calvin Klein

La nuova campagna pubblicitaria di Calvin Klein ha alzato un vero e proprio polverone con accuse che vanno dalla volgarità, al sessismo, fino addirittura all’istigazione alla pedofilia. Il limite tra provocazione e buongusto, si sa, è molto labile. La moda però, così come la pubblicità, della provocazione si nutre perché stimola interesse, attenzione, incitazione alla rottura degli schemi. Calvin Klein è poi storicamente un brand che gioca con l’eccesso e con la sessualità soprattutto nelle campagne della linea di intimo: negli anni ’90 aveva ricevuto parecchie critiche sia per una pubblicità nella quale a un modello seminudo venivano fatti apprezzamenti dal camerman, sia per la campagna “Heroin Chic” con protagonista Kate Moss. Oggi a far discutere sono alcuni scatti che, a detta di chi critica, sono tipici di una cultura del voyeurismo, altri che ritraggono modelle e modelli troppo giovani o giovanili, altri ancora con riferimenti al sesso troppo espliciti: nello scatto che ritrae Kendall Jenner con una mezza arancia in mano il frutto ricorderebbe esplicitamente la forma di una vagina. Il limite tra provocazione e buongusto, abbiamo detto, è molto labile, ma forse è anche vero che la malizia sta negli occhi di chi guarda.

Fonte: d.repubblica.it

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