Padoan, più crescita per tagliare il debito. Dalla Ue avremo la flessibilità richiesta

Il ministro dell’economia ha ribadito di puntare sulla crescita del Pil per diminuire l’incidenza del debito italiano sugli indicatori economici fondamentali del Paese. Il governo si aspetta che dalla Commissione, che ha ricevuto una lettera da Padoan, venga concessa più flessibilità. “Bene il Jobs Act, sta dando risultati”. Possibile nuova cessione di Poste

La strada principale per ridurre l’incidenza del debito pubblico dell’Italia “è crescere di più”, ha affermato il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, e questo a sua volta richiede “una politica di bilancio adeguata”. Senza voler commentare direttamente le indiscrezioni di stampa sulle eventuali discussioni sulla penisola alla riunione di ieri del collegio della Commissione europea, rispondendo ad una domanda – al termine di un dibattito all’assemblea annuale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, a Londra – il ministro è tornato sulla questione del conti pubblici, su cui a giorni è atteso il verdetto definitivo dell’Ue. “Siamo molto fiduciosi – ha detto Padoan – sul fatto che il nostro programma di bilancio sia pienamente in linea” con le regole Ue. Quanto alla questione di ridurre il debito Pil “la strada principale per ottenerlo è crescere di più”.

Padoan si aspetta il via libera dell’Unione europea al nuovo quadro di finanza pubblica. “La Commissione europea ha ricevuto la lettera del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in cui si spiega qual è la situazione dello stato di conti pubblici italiani e delle misure prese”, ha confermato Mina Andreeva, portavoce dell’esecutivo comunitario, nel corso del briefing con la stampa.
Nella missiva al vicepresidente Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici, Padoan dice che la riduzione del debito è difficile a causa delle pressioni deflazionistiche e che una politica di bilancio più stretta “peggiorerebbe la crescita dell’economia e l’evoluzione del rapporto debito/Pil”. La lettera segue la prima discussione della commissione sulle politiche di bilancio nella Ue nel corso della quale sono emerse posizioni diverse sulla valutazione della situazione italiana. L’intento di Padoan è di intervenire direttamente presso i vertici della Commissione europea per spiegare le ragioni governo in modo che possano valutare “complessivamente” le scelte di politica di bilancio e tengano conto dei ‘fattori rilevanti’ che influenzano l’andamento del debito.

Nella premessa Padoan indica che “ridurre il rapporto debito/Pil è uno degli obiettivi fondamentali del governo italiano insieme con l’impegno a ridurre il deficit” e che il tasso debito/pil “è già virtuamente stabilizzato nel 2015 nonostante le condizioni economiche globali avverse”. Il governo si aspetta che il rapporto debito/pil cominci a calare nel 2016 (secondo i dati della commissione però comincerebbe a calare l’anno prossimo). Inoltre dal 2012 “grazie ai consistenti surplus primari, il deficit italiano è sempre stato uguale o inferiore al 3% del pil”: 2,6% nel 2015, 2,3% quest’anno, 1,8% nel 2017. Dopodichè il ministro dell’economia evoca le riforme strutturali, gli interventi nel sistema bancario, le clausole di salvaguardia con gli aumenti dell’Iva decisi da gennaio 2017. Già nel 2015 il rispetto della regola del debito si è rivelata molto esigente a causa della bassa inflazione. Nel 2016 non siamo in una situazione molto diversa, dice Padoan, per cui il contesto economico deve essere tenuto in considerazione nel giudizio europeo sul consolidamento italiano.

Padoan ricorda poi che l’italia nel 2015 e nel 2016 ha sostenuto costi pari allo 0,2% del pil per gestire la crisi dei migranti, costi che devono essere considerati nella valutazione sul bilancio 2016. Infine una questione di fondo: “grazie alle riforme già in corso di attuazione relative all’invecchiamento della popolazione, l’Italia presenza il migliore valore nell’indicatore della sostenibilità di lungo termine tra i paesi Ue, cosa che si aggiunge al fatto di avere la struttura di scadenza del debito più favorevole tra gli stati membri mentre, considerando complessivamente il debito privato e il debito pubblico, così come le passività implicite, la posizione dell’Italia è in linea con i principali paesi”. E la conclusione: “ho fiducia che tali elementi saranno tenuti in debita considerazione nel vostro rapporto”.

Quella di Padoan è la risposta alla lettera inviata dal dg Ecfin Marco Buti una settimana fa, nella quale si diceva esplicitamente che sulla base della notifica all’Istat dei dati 2015 “l’Italia non ha fatto progressi sufficienti per il rispetto del parametro di riduzione del debito nel 2015”. Di qui la richiesta al governo in relazione a “fattori rilevanti” da tenere in considerazione secondo l’italia per una valutazione “in termini qualitativi” della situazione.

Secondo indiscrezioni, tuttavia, l’Ue sarebbe in procinto di accogliere le richieste di Roma in termini di maggiore flessibilità sul bilancio. Il governo punta a ridurre il deficit del 2016 al 2,3% del Pil dal 2,6% del 2015, mentre nel 2017 l’obiettivo programmatico è pari all’1,8% del Pil a fronte dell’1,4% tendenziale. Una portavoce della Commissione ha detto oggi che Bruxelles ha fatto un primo esame ma “nessuna decisione è stata presa riguardo a nessuno Stato membro”. Ribadendo che la valutazione sulla conformità alle regole Ue è attesa entro fine mese, il portavoce conferma che la Commissione ha ricevuto una lettera dalle autorità italiane sulle ragioni per le quali la richiesta di flessibilità sarebbe ammissibile.

Padoan è fiducioso anche sulle politiche governative adottate per contrastare un’altra piaga del Paese, la disoccupazione che oscilla tra l’11 e il 12%. Il Jobs Act sta dando risultati: “stiamo iniziando a vedere un aumento dell’occupazione e un calo della disoccupazione giovanile”. Padoan ha sottolineato l’importanza delle riforme in un periodo di incertezza a livello globale determinato da più fattori, economici e sociali. “Non sono soddisfatto dai livelli di crescita e di occupazione a livello mondiale”, ha detto Padoan. E ancora: “Non c’è un proiettile d’argento” per risolvere questa situazione ma devono essere i governanti dei rispettivi Paesi ad operare nel miglior modo possibile. Secondo il ministro, il processo di liberalizzazione è fondamentale, ma allo stesso tempo deve avvenire in base al quadro macroeconomico delle singole realtà nazionali.

Intergrare i migranti è un beneficio. Quella dei migranti e dei rifugiati “è una sfida strutturale e non un singolo shock”, ma “l’Europa finora non ha fatto abbastanza”: ha detto Padoan, il quale ha aggiunto che “più integrazione con i migranti sarebbe di beneficio e non un costo”, ma la sfida ora è anche capire “come possiamo integrarci meglio con il resto del mondo”. In tal senso, “i governi devono condividere una strategia comune”. Anche perché “una crisi come questa può essere un buon catalizzatore per innalzare il livello della discussione e finalmente la questione dei migranti sta iniziando a essere affrontata in modo globale”.

Brexit. L’ipotesi ‘Brexit’ rappresenta una “minaccia sistemica” in grado di danneggiare l’economia britannica e quella europea. Per Padoan “se c’è Brexit con l’addio del Regno Unito all’Unione europea, altri potrebbero seguire l’esempio, siamo onesti, l’Europa oggi non è molto di moda”.

Poste. “E’ una storia
di successo. Dieci anni fa sarebbe stata una missione impossibile”, h detto Padoan ospite di Bloomberg a Londra sulla privatizzazione di Poste. “Stiamo guardando alla possibilità di cedere una quota maggiore e vedendo dove possiamo arrivare”, ha aggiunto.

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