Bond emergenti: rendimenti fino al 10% ma attenzione al rischio cambio

Le emissioni in valuta locale dei paesi emergenti offrono cedole quasi sempre superiori al 5%. É possibile evitare il rischio Paese puntando sugli emittenti sovrannazionali con rating tripla A. Le possibilità di guadagno (o di perdita) con le oscillazioni della valuta

In uno scenario di tassi di interesse che nei paesi sviluppati rasentano lo zero, rendimenti del 7, dell’8 o addirittura del 10% per un investimento in titoli a reddito fisso sembrano il ricordo di un passato ormai definitivamente alle spalle. Il Btp italiano a dieci anni – ricordiamolo – non va oltre una cedola dell’1,5%. Per questo nelle strategie degli investitori globali si sta risvegliando l’interesse per una categoria di emissioni molto penalizzata nel corso degli ultimi 12-24 mesi ma che è in grado, per l’appunto, di offrire rendimenti che rasentano la doppia cifra.
Le occasioni
Sono le obbligazioni in valuta dei paesi emergenti — Russia, Brasile, Sudafrica, Messico, Polonia, Turchia, tanto per ricordare gli emittenti più attivi — lanciate sia dai governi locali che dalle istituzioni sovrannazionali, e dotate, in quest’ultimo caso, di un altissimo livello di rating ( tripla A). A questi due gruppi di obbligazioni va ad aggiungersi il segmento dei bond emessi sempre dai governi dei paesi emergenti, ma denominati in valuta forte, prevalentemente in dollari Usa, in cui il rischio di cambio per un investitore in euro è quello della parità dollaro/euro. «In un mondo in cui un ammontare di circa 7mila miliardi di dollari di titoli obbligazionari dei paesi sviluppati offrono rendimenti negativi c’è una fortissima domanda di cedole e quindi di attivi collegati alle economie dei paesi ad alta crescita», sintetizza Yakov Arnopolin, gestore specializzato sui portafogli a reddito fisso delle nuove economie di Goldman Sachs asset management. Tuttavia alla base di questo ritorno di interesse verso i bond dei paesi emergenti non c’è solamente il disperato bisogno di alternative alle esangui cedole delle obbligazioni dei paesi sviluppati: Stati Uniti, Europa e Giappone.

Il mercato

«La ripresa che si osserva da alcune settimane nel segmento delle obbligazioni in valuta locale dei Paesi emergenti ha portato l’indice di riferimento a un rialzo del 2% nel solo mese di aprile. Questa ripresa è la conseguenza diretta della stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, al cui andamento sono legate le fortune dei paesi emergenti. Inoltre la debolezza del dollaro e la possibilità che l’aumento dei tassi di interesse Usa subisca un ulteriore rinvio favorisce l’afflusso di capitali verso le nuove economie», spiega Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus Sim. La Sim milanese ha una lunga esperienza nelle emissioni in valuta locale o in dollari dei paesi emergenti e ha elaborato una selezione di esempi (vedi tabella).

Real, rublo, lira turca e le altre…

Come si vede il rendimento delle obbligazioni in valuta dei paesi emergenti lanciate da emittenti sovrannazionali con rating tripla A (Bei, Bers, KfW) ai prezzi attuali hanno cedole che vanno dal 10,2% del bond con scadenza dicembre 2017 in real brasiliani, al 9,2% di un’obbligazione di durata analoga in rubli, al più modesto 6,6% del rendimento di un titolo in rupie indiane. La caratteristica di queste emissioni lanciate dai organismi sovrannazionali è che la cedola è molto alta, così come elevato è il rischio di perdita/guadagno per effetto delle variazioni del tasso di cambio con l’euro. Ma l’investitore non corre alcun rischio di default visto che gli emittenti godono di un rating tripla A. Molto più basso, invece, è il merito di credito quando gli emittenti sono i governi dei paesi emergenti stessi. Il rating in questo caso si ferma a BB+ per il Brasile, tripla B- per la Russia, tripla B per la Turchia. Questa seconda categoria di obbligazioni presenta rendimenti analoghi a quella degli emittenti tripla A ma con un livello di rischio molto più alto.

L’alternativa delle obbligazioni in dollari

C’è infine il gruppo delle obbligazioni denominte in dollari Usa lanciate dai governi locali dei paesi emergenti. In questa caso i rendimenti sono inferiori e non vanno oltre un premio di uno o due punti percentuali rispetto alle emissioni di pari durata degli Stati Uniti. Anche in questo caso, per gli investitori in euro c’è un rischio di cambio aperto. Come si vede dalla tabella la performance del cambio delle valute dei principali paesi emergenti (ma anche del dollaro Usa) è pesantemente negativa nei confronti dell’euro sull’arco dei 12 mesi, mentre da gennaio la performance di divise come il real brasiliano (+5,5%) o il rublo russo (+3,15%) è tornata positiva nei confronti dell’euro.

Le divise favorite

«Dal livello attuale è possibile che nei prossimi mesi ci possa essere un ulteriore apprezzamento di alcune valute contro euro, nell’ordine 4-5%», afferma Mauceri. «In particolare siamo convinti che con la ripresa dei prezzi del petrolio il rublo russo e il peso colombiano potranno avere performance migliori di quelle delle altre valute», aggiunge James Barrineau, responsabile delle gestioni obbligazionarie paesi emergenti del gruppo di asset management britannico Schroders. Secondo gli strategist di Augustum Opus Sim, all’interno di un portafoglio ben diversificato, il 15-20% del totale potrebbe essere destinato alle emissioni dei paesi emergenti. «Fra le diverse tipologie di obbligazioni “emergenti” preferisco i bond in divisa locale lanciati da emittenti sovrannazionali perché intrinsecamente più sicuri. Ma per una quota minoritaria del portafoglio vale la pena scommettere anche sulle obbligazioni governative dei paesi emergenti, sia in divisa nazionale che in dollari Usa», conclude Mauceri.

Fonte: http://www.corriere.it/economia/16_maggio_12/bond-emergenti-rendimenti-fino-10percento-ma-attenzione-rischio-cambio-052e415a-182c-11e6-a192-aa62c89d5ec1.shtml

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