L’E-COMMERCE IN ITALIA ANCORA INESPRESSO

I dati non sono cambiati, ne abbiamo parlato anche in passato. “Il commercio elettronico italiano rappresenta non più del 4% delle vendite italiane, e le imprese che vendono online in Italia sono solo 40.000 in un contesto europeo di oltre 750.000 imprese attive sul digitale. Stiamo, finalmente, assistendo a un forte interesse delle imprese, in particolare del Made in Italy e della grande distribuzione, che si sono rese conto delle enormi opportunià  che il digitale può offrire in un momento in cui i fattori recessivi stanno mettendo in discussione i modelli di business e di vendita tradizionali”. A ribadirlo è stato Roberto Liscia, presidente di Netcomm, nel corso di un appuntamento promosso dal Consorzio delle aziende di commercio online che si è tenuto alla Camera dei deputati sull’e-commerce come fattore di crescita per le vendite all’estero. Potenziale non espresso  Secondo i dati del Consorzio, gli acquisti online crescono in Italia a doppia cifra dal 2009, e hanno superato quota 16,6 miliardi nel 2015. In quattro anni il numero di acquirenti è passato da 9 a oltre 17,7 milioni, ma solo il 4% delle vendite italiane, come si è detto, viene fatto online. Il potenziale del Made in Italy resta in gran parte non espresso a livello internazionale, soprattutto considerando che nel mondo la popolazione che compra in rete è costituita da 1,2 miliardi di persone.   Bene il voucher  Positiva la valutazione di Netcomm del ‘voucher’ proposto dal ministero dello Sviluppo Economico alle piccole e medie imprese per favorire l’internazionalizzazione, ma questo, secondo il Consorzio, non basta: bisogna introdurre misure similari per lo sviluppo dell’ambiente digitale e in particolare dell’export digitale ed è importante che le istituzioni italiane lavorino a livello europeo, “sviluppando una fattiva collaborazione con la Commissione privilegiando un approccio equo che eviti di gravare troppo sulle imprese italiane”, sottolinea Liscia, soprattutto adesso che l’Ue è impegnata nella revisione delle direttive su vendite a distanza e commercio elettronico, la legislazione dei prezzi e della concorrenza sleale, della pubblicità ingannevole e della tutela del consumatore.

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