India prima scelta per scommettere sui mercati asiatici

L’India come prima scelta, non solo in Asia o tra i mercati emergenti, ma in tutto il mondo, perché sta portando avanti riforme incisive che ne migliorano il tessuto economico, con previsioni di rallentamento dell’inflazione e miglioramento del rating del Paese che porterà effetti positivi sia sui bond (i cui rendimenti sono previsti in decrescita) che sul mercato azionario. E’ la convinzione di Donald Amstad, specialista di Aberdeen per il mercato asiatico. Una opinione che arriva nei giorni in cui la Banca Mondiale disegna uno scenario ancora debole per l’Est del mondo, con il rallentamento economico della Cina che pesa sulle prospettive dell’area. L’organizzazione internazionale ha lasciato invariate le stime di crescita di Pechino rispetto alle previsioni di ottobre scorso, ma ha limato le prospettive per le economie emergenti dell’Asia orientale e del Pacifico, che cresceranno, in media del 6,3% nel 2016 e del 6,2% nel 2017 e nel 2018, in calo rispetto al 6,5% di crescita raggiunto lo scorso anno.

Per la Banca Mondiale, si tratta comunque di una regione che continuerà a risultare determinante per gli equilibri mondiali, se si considera che l’anno scorso le economie del quadrante Asia-Pacifico hanno contato per i due quinti della crescita globale. La riduzione delle aspettative è data dal clima complessivo dell’economia e dalla difficoltà nell’attuare riforme strutturali da parte di queste economie, secondo Victoria Kwakwa, vice presidente entrante per il settore dell’Asia orientale e del Pacifico. Tra le situazioni più floride ci sono quelle di Vietnam e Filippine, entrambi con stime di crescita superiori al 6%, mentre l’Indonesia è vista per quest’anno poco al di sopra del 5%. Situazione ancora difficile per le economie di Laos, Papua Nuova Guinea e Mongolia, che risentiranno dei bassi prezzi delle materie prime e del rallentamento della domanda esterna.

Quanto all’India, dopo che la Banca centrale ha deciso di tagliare i tassi d’interesse al 6,5% nei giorni scorsi, Amstad sottolinea in una intervista via e-mail che “l’inflazione è scesa significativamente, grazie anche alla dinamica globale delle materie prime. Il governatore centrale Raghuram Rajan è stato abile a ridare credibilità alla politica monetaria e il taglio dei tassi dimostra che il declino dei prezzi è interpretato come strutturale”. Anche a fronte del fatto che recentemente le condizioni finanziarie sono state difficili, l’esperto sottolinea che “la buona notizia è che la Banca centrale, il governo e le stesse istituzioni del credito hanno bene in mente una riforma del sistema bancario”, che farà migliorare la trasmissione della politica monetaria all’economia reale. In sostanza, fiducia al premier Modi: “Sta cambiando le dinamiche delle istituzioni e delle politiche di governo, e anche se si ragiona nei termini di 3-5 anni” le prospettive sono positive.

Quanto alla Cina, circa la quale sono emerse nuove preoccupazioni da parte del Fmi, Amstad spiega che da parte dell’Organizzazione di Washington e delle Banche centrali è cresciuta la consapevolezza del peso delle scelte di Pechino: “Ad esempio, la Fed include le politiche cinesi come un rischio esterno fondamentale nell’orientare le proprie scelte di politica monetaria”. Anche a Pechino la necessità di un coordinamento con il resto del G20 è cresciuta, e sono aspetti importanti. “Ma non bisogna sovrastimare le sfide che deve affrontare l’economia cinese: c’è eccesso di capacità in alcuni settori, investimenti che non offrono adeguati ritorni per una sbagliata scelta alla loro base. Ma non è alle porte una crisi finanziaria, per l’ampia disponibilità di liquidità nel sistema”. E per evitare i recenti sbalzi dei mercati? Un aspetto cruciale è “la riforma delle aziende statali” e del loro rapporto con i flussi di finanziamento.

Fonte: http://www.repubblica.it/economia/finanza-personale/2016/04/14/news/asia_india_cina-137368855/

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