Nel DEF né bonus di 80 euro sulle pensioni né flessibilità in uscita

Si fa sempre più concreto un ricalcolo delle pensioni in essere con il contributivo perché ritenute troppo generose. Rifà capolino l’attacco alle pensioni alle vedove.

Stranamente nei nomi rinvenuti nelle famose carte di Panama non c’è nessun pensionato, neppure di quelli d’oro. Accanto a quelli noti e famosi dei vip, c’è una lunga lista di imprenditori, non di lavoratori dipendenti. Chissà perchè. Sicuramente costoro saranno riusciti ad inventarsi strade più efficaci e raffinate per rimanere anonimi. Eppure i motivi di esportare le loro pensioni nei caveau all’estero ci sarebbero, viste le continue minacce di riduzioni dei loro assegni ritenuti troppo generosi. Queste affermazioni in genere sono suffragate dalle solite statistiche riprendendo un dato da un report, un altro dato da un’altra fonte e mischiando tutto assieme. Tutto per dimostrare che nonostante la Fornero, c’è ancora un continuo aumento della spesa pensionistica ( mentre quest’anno, al netto della spesa assistenziale, è invece diminuita, basta vedere i report di Itinerari Previdenziali).
Tutto questo viene a cadere nel momento in cui il governo ha varato il cosiddetto Def che imposta i conti per il corrente anno. Noi pensavamo che vi aveva provveduto la legge di stabilità 2016. Errore. C’è un rincorrere macchinoso di documenti, impegni, promesse solennp, leggi, decreti e circolari che alla fine uno non ci capisce più niente e si rassegna stremato.

Il Documento di Economia e Finanza (DEF)

Il Def è un documento di finanza pubblica e contiene le politiche economiche e finanziarie decise dal Governo. Nel corso degli ultimi decenni questi documenti programmatici hanno assunto sempre di più un ruolo chiave nella definizione ed esposizione delle linee guida di politica economica del Paese. In una economia caratterizzata da continui e rapidi cambiamenti, essi servono a correggere continuamente il tiro rispetto ad obiettivi ambizioni che poi si rivelano irraggiungibili, come nel caso di quest’anno. L’elaborazione dei documenti programmatici implica un processo lungo e articolato che vede partecipi tutti i Dipartimenti del MEFabituato a camminare con i piedi per terra rispetto a chi fa solo voli pindarici..
Il Documento di economia e finanza (DEF), previsto dalla Legge 7 aprile 2011 n. 39, viene presentato alle Camere entro il 10 aprile di ogni anno e poi passa all’esame della Comunità Europea.

Si compone di tre sezioni e di alcuni allegati.
1 Programma di Stabilità dell’Italia 2016
2 Analisi e tendenze della finanza pubblica 2016 e Nota metodologica
3 Programma Nazionale di Riforma 2016, i provvedimenti organizzati per area di intervento (griglie)

La Legge di stabilità

La legge di stabilità rappresenta invece il principale strumento di attuazione degli obiettivi programmatici definiti dal Governo e, insieme alla legge di bilancio, costituisce la manovra di finanza pubblica. Il disegno di legge di stabilità viene presentato in Parlamento entro il 15 ottobre e contiene le norme dirette a realizzare gli adeguamenti alla legislazione vigente necessari ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi programmatici nel triennio. Dovrebbero essere escluse dal suo contenuto le norme a carattere ordinamentale o organizzatorio, le norme di delega nonché quelle relative ad interventi di natura localistica o micro settoriale. In genere nella Legge di Stabilità c’è di tutto e di più. Accompagna la Legge di Stabilità una nota tecnico-illustrativa di raccordo tra il disegno di legge di bilancio presentato alle Camere e il conto economico delle pubbliche amministrazioni che espone i contenuti della manovra, i suoi effetti sui saldi di finanza pubblica, i criteri utilizzati per la quantificazione degli stessi.
Quindi la politica di programmazione del governo si articola in due step, il primo di programmazione, il Def, il secondo di realizzazione ( legge di stabilità)
Così realisticamente nello scenario programmatico il 2016 ci prevede una ulteriore crescita del PIL, previsto all’’1,2% inferiore all’1,.6% programmato nel precedente Def.
Secondo il governo la tendenza proseguirà nel 2017 (+ 1,4%) e nel 2018 (+1,5%). Noi vorremmo qualcosa in più, ma anche questa previsione va bene se realizzata.

Il documento, con grande delusione degli interessati nulla contiene sulla riforma delle pensioni. Non poche aspettative aveva creato l’annuncio di Renzi su una possibile estensione del bonus degli 80 euro ai pensionati minimi. C’è un vago accenno alla flessibilità in uscita. Di sicuro contiene però la conferma del blocco della perequazione per coloro che percepiscono una pensione superiore a 3 volte il minimo Inps, cioè 1500 euro mensili.

Non solo ma torna di nuovo la proposta di rivedere i criteri per la concessione delle pensioni di reversibilità. In una delle tante bozze apocrife del DEF che girano, al capitolo “Contrasto alla povertà e welfare“, la riforma in arrivo «razionalizza le prestazioni di natura assistenziale e quelle di natura previdenziale introducendo il principio di “universalismo selettivo”’, e si pone l’obiettivo di superare la frammentarietà delle misure esistenti». La pensione di reversibilità è una prestazione di natura previdenziale.
Ciò significa che in futuro le vedove per averne diritto dovranno avere requisiti diversi e più penalizzanti di quelli attuali. Infatti già ora la pensione di riversibilità si riduce a seconda del reddito del superstite, degli anni di matrimonio e della diversa età fra i coniugi( le cosiddette norme antibadanti). Ora il governo intende legare la reversibilità al reddito dell’Isee. L’Isee, l’“indicatore della situazione economica equivalente”, tiene conto anche di eventuali patrimoni finanziari e immobiliari. In altre parole, la vedova casalinga, solo perché il marito gli ha lasciato la casa di proprietà e qualche risparmio, si potrebbe vedere negata la pensione di riversibilità.

L’amara conclusione è che al di là degli annunci e delle promesse a ruota libera, con molta probabilità non interverrà sulla riforma pensioni nella finanziaria 2017, mentre un sondaggio riportato da un quotidiano rivela che un italiano su 3 è convinto che le pensioni saranno tagliate con il ricalcolo contributivo senza abbassare il limite di età.

Fonte: http://previdenzacomplementare.finanza.com/2016/04/11/nel-def-ne-bonus-di-80-euro-sulle-pensioni-ne-flessibilita-in-uscita/

 

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