Strocchi (Aispac): “più attenzione all’economia reale, è la via per la ripresa”

Sarà l’economia reale a determinare la ripresa. Ed è per questo che “é su quella media impresa sana e performante su cui varrebbe la pena puntare parte dei nostri risparmi e da cui, invece, i gestori, per regole di liquidabilità cui si debbono attenere, rifuggendo dalla Pmi, vanno spesso a sostenere large cap nord europee”. In pieno stress dei mercati finanziari, alla vigilia di una nuova settimana borsistica, a commentare all’Adnkronos quello che può sembrare uno scollamento tra finanza ed economia reale è Simone Strocchi, investment banker, fondatore di Electa e presidente di Aispac, l’associazione delle spac italiane (Special Purpose Acquisition Company), veicoli di investimento contenenti esclusivamente cassa (blank check companies), costituiti specificatamente per raccogliere capitale al fine di effettuare operazioni di fusione e/o acquisizione di aziende.

Il ‘vento’ inizia a girare e anche le istituzioni, come il ministero dell’Economia e delle Finanze stimolato dalla stessa Borsa Italiana, cominciano a guardare sempre più a strumenti maggiormente ancorati all’economia reale. “Noi promotori di Spac -dice Strocchi- ci stiamo adoperando sviluppando ventures autonome e diversificate, che ad oggi hanno già aggregato complessivamente oltre 930 mln di euro, di cui oltre 500 mln gia’ investiti in Pmi accompagnate ai listini borsistici. Come associazione Aispac siamo impegnati a diffondere conoscenza delle pre-booking company e maggiore sensibilità sulla necessita’ di fluidificare gli investimenti sulla Pmi rendendoli, ove possibile, sempre piu’ compatibili con le limitazioni imposte cui si debbono attenere le società di gestione e investitori professionali”.

Ma molto resta ancora da fare. “Auspichiamo che Cassa depositi e Prestiti, Fondi Pensioni, Casse Previdenziali e Fondazioni cosi come i gestori, assicurazioni, dedichino sempre piu’ attenzione all’opportunita’ reale di investimento nella Pmi performante -afferma Strocchi- operando direttamente su mercati borsistici di loro abituale accoglimento, partecipando a fondi specialistici di Pre Ipo, spac e pre-booking company”.

E’ importante, sottolinea Strocchi “che parte dell’ingente risparmio italiano si orienti significativamente verso investimenti nelle Pmi italiane, che sono elemento portante della nostra economia. Ad oggi gran parte dei risparmi italiani sono professionalmente gestiti ed investiti in large cap non nazionali, nella costante ricerca di liquidabilita’ immediata. Ma i risparmiatori iniziano a chiedere “pezzi di economia reale” e “disintermediazione”. Il processo e’ lentamente iniziato “ma va ora stimolato perche le ‘secchiate di liquidita’’ raccolte ed investite in Pmi da spac e prebooking company e da pochi operatori appassionati, possano trasformarsi nel tempo in un vero e proprio flusso. Più investimenti significherebbero una ritrovata liquidità sui mercati di trattazione delle Pmi con il superamento definitivo delle tematiche di ‘illiquidita’ che tanto condizionano i gestori mobiliari nell’approcciare la piccola media impresa nonostante le sue potenzialita’ di performance a medio/lungo termine”.

Le istituzioni e gli organismi preposti cominciano a dedicare maggiore attenzione ai ‘nuovi’ veicoli di connessione tra risparmio e economia reale. “Debbo dire che lo stesso Mef -conferma Strocchi- ci ha più volte ricevuti con attenzione, dando ampia disponibilità e sostegno a sviluppare ragionamenti e promuovere tavoli di confronto con noi, associazioni di gestori e players del sistema economico, per puntualizzare alcuni aspetti importanti: ad esempio, far cogliere in pieno dalle compliance di Oicr (organismi di investimento collettivo del risparmio) e investitori istituzionali le caratteristiche di liquidabilita’ legale degli strumenti finanziari emessi da spac/prebooking nella fase antecedente alla realizzazione dell’operazione rilevante sulla media impresa target selezionata”.

Anche Borsa Italiana dedica grande attenzione al tema Pmi, prosegue Strocchi “fornendo molteplici sedi di negoziazioni (Aim, Extramot, Mta) , brillanti percorsi di coatching come il programma Elite (ideato in Italia che si sta espandendo con successo in Europa), e studiando progetti di agevolazione di accesso del risparmio ai mercati dedicati alla media impresa. Con Borsa Italiana ci confrontiamo come Aispac e come operatori (prebooking company promoters) con grande apertura e reciproca attenzione scambiandoci proficuamente considerazioni reciprocamente utili a mettere a punto soluzioni sempre piu’ innovative”.

Ci sono importanti segnali di crescente attenzione dei wealth manager e dei gestori professionali sugli aspetti di potenziale performance che si può trarre dal sostegno dei programmi di crescita della media impresa, soddisfacendo il crescente interesse di alcuni investitori di tornare ai fondamentali dell’economia reale.

Azimut, ad esempio, ha già cominciato. “Con la nostra Electa -spiega Strocchi- abbiamo recentemente definito una partnership con Azimut, la piu’ grande societa’ di gestione indipendente in Italia con oltre 36 miliardi under management, per lanciare un fondo dedicato al Pre Ipo di medie imprese, che sosterrà una serie di iniziative di prebooking che andremo a sviluppare per supportare la crescita/accompagnamento ai mercati di una eccezonale pipeline di Pmi selezionate. L’attenzione di Azimut al mondo dell’ impresa e’ stata formalizzata dal 2014 da Pietro Giuliani e dai suoi manager, tra cui si contano professionalità recentemente acquisite da merchant bank di primo livello, con il lancio di “Azimut libera Impresa” , progetto innovativo che vede per la prima volta in Italia una casa di gestione avanzare, in leva di competenze, verso le aree tipicamente presidiate da investment bank che si stanno liberando nel processo di disintermediazione del sistema e di crescente desiderio degli investitori di acquisire pezzi di economia reale (dagli start up al private equity fino al pre-ipo)”.

Se l’economia reale si sta muovendo, la realtà finanziaria viaggia ancora su altri binari. “Partiamo da un dato -spiega Strocchi- molti dei risparmi sono evidentemente investiti professionalmente in strumenti finanziari trattati su mercati borsistici. L’investitore (risparmiatore) generalmente si affida a dei gestori professionali che, in situazioni di crisi, hanno comportamenti spesso condizionati da vincoli, come il timore di massivo riscatto di quote del fondo gestito, obblighi di liquidabilità delle posizioni, regulatory capital, che determinano spesso atteggiamenti che, quando diffusi e ripetuti da tanti player, possono portare ad una esasperazione della crisi finanziaria e al discendente scollamento tra economia finanziaria e economia reale”.

“I sistemi di analisi quantitativa -aggiunge-sono spesso comprensibilmente piu’ diffusi tra i gestori rispetto all’analisi fondamentale e, uniti alle regole di compliance cui i gestori sono soggetti, spingono gli operatori a cercare liquidità nelle crisi, promuovendo un’offerta di titoli superiore alla richiesta che determina l’inesorabile contrazione del valore degli strumenti finanziari trattati su mercati”. Ma fortunatamente “In questi momenti -sottolinea Strocchi- i gestori di risparmio di grandi clienti più sensibili e dinamici riscoprono l’interesse degli investitori per ‘pezzi di economia reale’ che intendono smarcarsi dall’ottovolante finanziario. Ma gli stessi gestori hanno difficoltà a rendere accessibile queste ambite posizioni di investimento , focalizzate sui fondamentali sottostanti (aziende/imprese), tra gli asset eligibili per fondi mobiliari aperti gestiti che impongono liquidabilità quotidianamente”.

Proprio in questi scenari si possono sviluppare soluzioni alternative più o meno intermediate come club deal, prebooking company, Spac. Per consentirne l’accesso piu’ diffuso, sostiene Strocchi “bisogna quanto prima adoperarsi per promuovere iniziative ad hoc -come fondi chiusi dedicati alla media impresa e al suo sviluppo virtuoso verso l’apporccio ai mercati borsistici- e proseguire nella sensibilizzazione delle istituzioni su considerazioni non ostative all’investimento in Pmi, interessando casse previdenziali, fondi pensioni, assicurazioni e gestori, anche rivolgendo la loro attenzione sulla relazione tra potenziale performance di medio periodo e liquidabilità della posizione di investimento. Questo sarebbe utile per superare la mera rilevazione del rapporto posizione investita nel ‘titoloX’ sugli scambi giornalieri di ‘X’ sul mercato, ed entrare nel merito del potenziale performance del progetto imprenditoriale”.

Electa ‘fa scuola’. “Con Electa -dice Strocchi che ne è stato fondatore- siamo stati pionieri e first mover sviluppando le Spac in Italia (prima Made in italy1/Sesa, ora trattata allo star con un raddoppio di valore tracciato sui mercati) e poi segnandone l’evoluzione in prebooking company con Ipo Challenger/Italian Wine Brands, attualmente contendibile su Aim e impegnata a sviluppare crescita per linee interne ed esterne”.

In entrambi i casi, spiega ancora, “la protezione e la liquidabilità della posizione investita è stata sempre garantita dalla collateralizzazione cash durante il periodo di ricerca dell’azienda target, combinata con il diritto individuale di recesso alla presentazione dell’opportunità di investimento nella target prescelta (se l’investitore fosse stato in disaccordo) o addirittura con put esercitabili ‘daily’ dai singoli investitori verso lo stesso ente emittente (per garantire liquidabilità daily fino alla conferma di investimento nella Target proposta)”.

Personalmente, dice ancora Strocchi “credo che non potrà che essere l’economia reale a determinare la ripresa, a costo di vedere, purtroppo, qualche delisting/take over come segnale inequivocabile del valore di cio’ che è svalutato sui listini. Il ragionamento che faccio da operatore e imprenditore è molto semplice e anche un po’ patriottico: il nostro risparmio viene dalla media impresa che direttamente e indirettamente ci remunera e ci arricchisce (come manager, dipendenti, consulenti, fornitori, imprenditori)”.

È su quella media impresa sana e performante, sottolinea con forza Strocchi “su cui varrebbe la pena puntare parte dei nostri risparmi e da cui, invece in ottemperanza di regole di liquidabilità cui si debbono attenere i gestori professionali, rifuggono dalla Pmi indirizzando capitali di risparmiatori italiani verso large cap nord europee. Confido in un ritorno di attenzione per l’economia reale del nostro Paese dove non mancano eccellenze, qualità di prodotto e servizio e invidiabili capacità imprenditoriali”.

Fonte:http://www.adnkronos.com/soldi/finanza/2016/02/20/strocchi-aispac-piu-attenzione-all-economia-reale-via-per-ripresa_LxcvUqTWiv12KXzT1Pht7J.html

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