Se Volkswagen piange, FCA non ride. Ecco le conseguenze sul settore auto italiano dello scandalo tedesco

Lo scandalo tedesco della Volkswagen non accenna a placarsi, e rischia di espandersi ad altre case autombilistiche e quindi ad altri Paesi. Dagli Stati Uniti l’EPA, l’ente che ha svelato la truffa di Volkswagen, ha dichiarato guerra a tutte le case automobilistiche che ingannano controlli e clienti di tutto il mondo. Gina McCarthy, presidente dell’EPA, che ha già fatto sapere che non resterà ferma ad osservare gli sviluppi, ma di volere smascherare le altre case automobilistiche che utilizzano trucchi ingegnosi e truffaldini per eludere i test e far passare i controlli alle proprie auto.

Allo scoppio dello scandalo Volkswagen tutto il comparto auto ha registrato un pesante crollo sulle principali borse europee. L’indice europeo del settore auto giovedì ha chiuso in negativo di oltre tre punti percentuali sintomo del fatto che il terremoto non si esaurirà in breve tempo. Anzi, l’onda d’urto potrebbe allargarsi anche oltre il settore auto. In questi giorni i prezzi del platino, materia prima indispensabile per i motori diesel, è crollata ai minimi degli ultimi sette anni. In realtà il calo era già iniziato nel mese di luglio a causa delle scorte eccessive provenienti dal maggior produttore al mondo, il Sudafrica. Ma adesso con il rallentamento della Cina, sbocco importante per il settore dei gioielli, e lo scandalo auto si rischia un pensante deprezzamento della materia prima. Il suo uso principale è nei convertitori catalitici per ridurre le emissioni per i veicoli diesel e i costruttori di auto in Europa sono i principali consumatori di platino, dal momento che il diesel rappresenta il 50% del mercato. Il timore che sta frenando i mercati è che lo scandalo sulle emissioni spinga gli acquirenti a comprare ora auto a benzina o elettriche abbassando quindi la domanda di platino sul mercato delle materie prime.

Ma torniamo sulla critica situazione della Volkswagen, il cui titolo in questi giorni ha perso oltre il 38%. In questo contesto nessun competitor della Volkswagen ha ballato sul cadavere dell’avversario pregustando la nuova fetta di mercato che lo scandalo potrebbe sottrarre alla casa di Wolfsburg. Nessuno, a pensarci bene, si è nemmeno affrettato a pubblicare un comunicato per dire che le auto di propria produzione sono in regola e che non utilizzano trucchetti simili per aggirare i controlli. Insomma nessun avversario di Volkswagen affonda il coltello e si proclama in regola. Solidarietà tra colleghi o coscienza sporca?

A stabilirlo non saremo certo noi osservatori, ma soltanto le inchieste annunciate numerose in tutta Europa e la dichiarazioni di guerra dell’EPA che passerà al setaccio tutte la case automobilistiche, dalla FCA alla General Motors, passando per la Mercedes e i marchi giapponesi. Delle conseguenze catastrofiche per l’economia italiana, nel caso in cui anche FCA risultasse coinvolta nello scandalo emissioni, abbiamo già parlato in un articolo precedente. Ma il problema è che i danni per il settore auto del Belpaese si sentiranno comunque.

L’asse Roma-Berlino in termini di industria automotive è consolidato da anni e indica una forte interconnessione tra i due Paesi. Un’eventuale crisi di Volkswagen, scaturita dalle spese sostenute a fronte dello scandalo e per il suo impatto sulle vendite, potrebbe compromettere o almeno danneggiare anche l’Italia. I fronti più a rischio sono due: l’export e il settore auto italiano. A luglio, le vendite di made in Italy sui mercati internazionali hanno superato in un mese la soglia dei 40 miliardi di euro, il top in valori correnti. I maggiori mercati di sbocco per i prodotti italiani sono Germania e Francia. E i settori trainanti dell’export italiano sono “macchine e apparecchi” (7.673 milioni di export), “tessili, pelli e abbigliamento” (5.404 milioni) e “prodotti in metallo” (4.442 milioni). Detto in altre parole il nostro export è trainato dalle vendite in Germania di auto e apparecchi in metallo. Chiara l’antifona?

Inoltre il nostro settore auto è fortemente legato a quello tedesco. Si stima che circa l’8% dei componenti delle auto prodotte in Germania provenga da impianti italiani. Se Volkswagen frena, frena il settore auto tedesco e quindi frena anche il suo indotto di cui i produttoti italiani fanno parte. Vale anche il ragionamento inverso: il 16% dei componenti utilizzati dalle case italiane proviene infatti, dagli impianti tedeschi. Per non parlare del fatto che due dei più prestigiosi marchi italiani di auto, Lamborghini e Ducati, che hanno stabilimenti di produzione in Italia con oltre 2.000 dipendenti, sono di proprietà di Volkswagen.

Insomma, l’eco di un eventuale tonfo economico di Volkswagen, si sentirebbe forte e chiaro anche in Italia.

Fonte:http://it.ibtimes.com/se-volkswagen-piange-fca-non-ride-ecco-le-conseguenze-sul-settore-auto-italiano-dello-scandalo

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