DEF: pressione fiscale in aumento nel 2016, al netto dei trucchetti contabili e della propaganda

Come dicevano i saggi latini verba volant scripta manet, che tradotto ai tempi di oggi significa che i proclami per fare propoganda lasciano il tempo che trovano, ma i documenti scritti, ufficiali, restano. Ed è proprio questo il risultato di diversi ingrediente della politica italiana: tasse, promesse di Renzi, DEF, pressione fiscale e clausole di salvaguardia.

Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha licenziato la nota di aggiornamento al DEF, il documento di economia e finanza approvato ad aprile. La nota serve per rivedere le previsioni economiche e finanziarie alla luce di dati più aggiornati e certi sull’andamento dell’economia italiana e gettare le basi per la legge di stabilità.

Nelle oltre 100 pagine del DEF emergono dati interessanti sulle previsioni fatte dal governo e sulla discrepanza tra ciò che si dice e ciò che si scrive nei documenti ufficiali. Perchè tutti gli italiani guardano la tv e sentono le varie dichiarazioni dei membri del governo, mentre in pochi si prendono la briga di leggersi tutto il DEF per capire le reali intenzioni del governo. E così tra un’intervista e un comizio il governo cerca di farci fessi.

A proposito di entrate tributarie e presisone fiscale, è illuminante leggere ciò che il governo scrive a pagina 30 del DEF: “L’incidenza delle entrate finali sul PIL è attesa passare a legislazione vigente dal 48,2 per cento del 2015 al 48,7 nel 2017 per poi ritornare progressivamente al 48,2 per cento nel 2019. L’andamento riflette la dinamica delle entrate tributarie, che in rapporto al PIL salirebbero, sulla base delle clausole di salvaguardia, dal 30,4 per cento nel 2015 al 31,3 per cento nel 2017, per poi tornare a calare gradualmente al 30,9 per cento del PIL a fine periodo. Per le medesime ragioni l’evoluzione della pressione fiscale risulterebbe in crescita: dal 43,7 per cento nel 2015 raggiungerebbe il 44,3 per cento nel 2017 per poi attestarsi al 44 per cento nel 2019”.

In sostanza si dice che a legislazione vigente, ovvero nella situazione attuale, le entrate tributarie incassate dallo Stato e pagate dai cittadini sono destinate aumentare nel 2016, insomma sale la pressione fiscale. Dal primo gennaio infatti, scattano le famose clausole di salvagurdia che il governo ha detto di aver disinnescaro a giugno, ma in realtà le ha soltanto rimandate al primo gennaio. L’aumento di IVA e accise infatti, era previsto per il primo luglio 2015, il governo aveva promesso l’abolizione, ma dal momento che non sapeva dove trovare le risorse per coprire il buco, ha rimandato la loro entata in vigore al primo giorno del nuovo anno. A legislazione vigente quindi Capodanno si porterà con sè non soltanto il nuovo anno, ma anche nuovi rincari su IVA e accise.

Ma anche in questo caso, il Governo promette il disinnesco: “Le stime a legislazione vigente riflettono, come ora detto, l’aumento del gettito atteso dall’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia introdotte da precedenti disposizioni legislative che prevedono la variazione delle aliquote d’imposta e delle detrazioni vigenti, l’aumento delle aliquote IVA e delle accise sugli oli minerali. Il Governo è impegnato tuttavia a bloccarne l’attivazione, per evitare che la ripresa economica in atto e il processo di attuazione delle riforme strutturali iniziato vengano frenati da misure restrittive: tenendo conto della disattivazione delle clausole e dell’impatto del provvedimento degli ottanta euro a riduzione dell’IRPEF, la pressione fiscale scende, nello scenario tendenziale, da 43,1 nel 2015 a 42,6 nel 2016 con ulteriori riduzioni negli anni successivi”.

Il DEF in sostanza ci dice che la pressione fiscale aumenta dal 2016, (43,7% nel 2015, 44,2% nel 2016, 44,3 nel 2017) ma nel caso in cui il governo riuscisse a disinnescare (e questa volta sul serio) le clausole di salvaguardia potrebbe scendere. Inoltre a fare calare la pressione fiscale collabora anche il famoso “bonus di 80 euro” che il governo persiste a voler conteggiare come alleggerimento fiscale, anzichè come la spesa pubblica che è. Con questo trucchetto ormai noto, le risorse che lo Stato spende per gli 80 euro risultano tra i tagli alle tasse dei cittadini andando ad erodere la pressione fiscale. Il risultato è un dato alterato perchè è ovvio che non si tratta di un taglio alla tassazione, ma soltanto di un bonus riconosciuto ad una platea anche abbastanza ristretta di lavoratori, che oltrettutto ha avuto un impatto minimo sulla ripresa dei consumi.

Per quanto riguarda le clausole di salvaguardia sarà fondamentale sciogliere il nodo legato ad altre clausole, ovvero quelle di flessibilità. Con il DEF infatti, il governo rivendica la legittimità di chiedere a Bruxelles uno 0,5% per la clausola delle riforme, uno 0,3% per gli investimenti e un ulteriore 0,2% per far fronte all’emergenza migranti. Totale 1,1% del PIL, ovvero oltre 17 miliardi di euro. Esattamente la cifra che serve per disinnescare le clausole di salvaguardia e tutti gli aumenti che esse prevedono.

In conclusione quindi se Bruxelles ci riconosce il diritto alla flessibilità, se ci accorda l’intero 1,1%, se il governo lo utilizza per disinnescare le clausole di flessibilità, se quindi non scattano gli aumenti dal primo gennaio, e se, turandoci il naso, conteggiamo gli 80 euro tra le riduzioni di spesa, allora la pressione fiscale nel 2016 dovrebbe scendere. Avete visto quanti “se”?

Fonte: http://it.ibtimes.com/def-pressione-fiscale-aumento-nel-2016-al-netto-dei-trucchetti-contabili-e-della-propaganda-1417328

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