E-commerce: l’individuazione del foro competente

Internet è uno strumento sempre più accattivante per gli imprenditori che, per essere al passo con i tempi o per cercare di ampliare il bacino di clientela, si affacciano al mondo dell’e-commerce

Il panorama del commercio elettronico, però, solleva molteplici questioni relative all’applicazione degli istituti giuridici “classici” in un mondo le cui peculiarità sono evidenti e caratterizzanti.

La rete è dunque il luogo in cui si realizzano molteplici fattispecie negoziali, diverse non solo per la qualifica dei soggetti operanti, ma anche per le tipologie di contratti conclusi. Questa eterogeneità è stata colta dalla Commissione Europea che, tentando di dare una definizione al fenomeno appena descritto, ha affermato che il commercio elettronico consiste “nello svolgimento di attività commerciali e di transazioni per via elettronica; nella distribuzione on line di contenuti digitali; nell’effettuazione per via elettronica di operazioni finanziarie e di borsa; negli appalti pubblici per via elettronica ed altre procedure di tipo transattivo delle pubbliche amministrazioni”[1].

Sintetizzando, il commercio elettronico si sostanzia quindi nello svolgimento di attività e transazioni in via elettronica finalizzate alla commercializzazione di beni e servizi, nell’effettuazione di operazioni finanziarie e di borsa e nella realizzazione di procedure di tipo transattivo operate dalla Pubblica Amministrazione.

La conclusione di attività e transazioni per via telematica, solleva così numerose questioni giuridiche che concernono principalmente la disciplina da applicare ai contratti conclusi attraverso strumenti telematici, la validità ed efficacia del documento informatico, la sicurezza delle reti e la tutela della riservatezza, la tutela del consumatore e l’individuazione del foro compente alla risoluzione delle controversie.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto che merita un primo approfondimento, essendo collocato nell’ambito di una regolamentazione normativa e dottrinale vasta e complessa.

Considerate le controversie che potrebbero sorgere dai fruitori della contrattazione elettronica ed il carattere transnazionale della rete, è opportuno indagare su quali criteri sono prospettabili per l’individuazione dell’autorità competente a dirimere dette controversie.

Con riferimento alla competenza giurisdizionale possiamo fare riferimento ad una serie di norme: il Regolamento CE n. 44/2001, ed in particolare la sezione IV dedicata ai “contratti conclusi dei consumatori” (art. 15-17), la Direttiva sul commercio elettronico 31/00/CE ed il D.lgs. n. 70 del 9 aprile 2003, con il quale l’Italia ha dato attuazione alla suddetta direttiva, ed infine la Legge n. 218/1995 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato).

Il Regolamento CE n. 44/2001 (concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale) contempla diverse fattispecie: la determinazione contrattuale del foro competente a conoscere di eventuali controversie derivanti dal contratto (articolo 23), l’individuazione del foro generale (articolo 2) e dei fori speciali (articolo 5) ed una disciplina specifica per l’ipotesi in cui una parte rivesta la qualità di consumatore (sezione IV).

In particolare, il Regolamento individua la giurisdizione in capo all’autorità giudiziaria scelta dalle parti di un contratto (telematico), che abbiamo convenzionalmente e per iscritto accettato di indicare tale giudice; inoltre, in riferimento al foro generale, sancisce il principio in base al quale, in assenza di una determinazione convenzionale, le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro.

Sono altresì previsti fori speciali (art. 5 cit.) in riferimento al luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita: ai fini dell’applicazione di detto criterio, la norma individua il luogo di esecuzione dell’obbligazione, nel caso della compravendita di beni, nel luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto; nel caso della prestazione di servizi, il luogo in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati.

Per l’individuazione del luogo di esecuzione dell’obbligazione nei contratti telematici la dottrina distingue il commercio elettronico diretto da quello indiretto, in cui la rete è solo “l’occasione” per il contatto commerciale e l’operazione si conclude con la consegna del bene. In questo caso, troveranno applicazione le regole di cui all’articolo 5 citato.

Con il termine commercio elettronico diretto, invece, ci si riferisce a quelle ipotesi in cui la rete viene utilizzata per mettere a disposizione un bene al cliente, al quale verrà consegnato in forma telematica, ovvero dematerializzata: in questo caso, potrà considerarsi il luogo del download del bene acquistato o, qualora le parti abbiano previsto l’applicazione di una determinata legge per il rapporto contrattuale, si dovrà aver riguardo ad essa per la determinazione del luogo di esecuzione (e, di conseguenza, del foro competente).

Quest’ultima ipotesi è quella più interessante e più problematica al contempo.

Per l’individuazione del foro competente, ove le parti abbiano individuato la legge italiana come regolatrice del rapporto contrattuale, si dovrà far riferimento, oltre agli artt. 18 e 19 c.p.c. che prevedono, come criterio generale la residenza, il domicilio o la dimora del convenuto (ovvero la sede, o il luogo dello stabilimento, se trattasi di persona giuridica) anche all’art. 20 che, dettando regole alternative a quelle generali, dispone che “per le cause relative ai diritti di obbligazione è anche competente il giudice del luogo dove l’obbligazione è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio”.

L’ipotesi più problematica attiene all’individuazione del luogo in cui è sorta l’obbligazione (forum contractus): in particolare, riferendosi sostanzialmente ai contratti conclusi in internet[2], si può distinguere tra i contratti conclusi mediante lo scambio di posta elettronica e quelli conclusi a seguito dell’accesso dell’acquirente ad un sito web[3].

Per quanto concerne i contratti perfezionati per posta elettronica si è ritenuto che non siano apprezzabilmente differenti da un contratto stipulato via fax o per posta tradizionale[4], applicando conseguentemente lo schema di formazione della volontà mediante lo scambio di proposta ed accettazione dei contraenti, previsto nel codice civile (art. 1326 e ss. c.c.): in questa ipotesi, dunque, l’obbligazione si considererà sorta nel luogo in cui si trova il proponente quando riceve l’accettazione e, quindi, presumibilmente all’indirizzo del destinatario.

La dottrina maggioritaria ritiene possibile individuare il luogo fisico di ricezione del messaggio dal quale sorge l’obbligazione nel luogo in cui si trova collocato il provider (o il server del provider) con il quale è stato stipulato un contratto di accesso a internet[5].

L’altra ipotesi considerata attiene alla conclusione del contratto attraverso l’accesso ad un sito internet predisposto dal proponente.

Nel caso sia possibile stipulare un accordo compiuto e completo direttamente sul sito predisposto dal proponente, senza un’ulteriore e successiva fase di manifestazione della volontà, il soggetto acquirente del bene o del servizio potrà stipulare l’accordo con la mera accettazione dell’offerta pubblicizzata.

In questa ipotesi peculiare, in cui la proposta è rivolta a una pluralità incerta di persone (e quindi indeterminata, così da configurare l’ipotesi dell’art. 1336 c.c.), se l’accettazione dell’offerta avviene tramite e-mail valgono le norme ordinarie previste dal codice civile e, quindi, il contratto deve ritenersi concluso nel luogo in cui è accettata l’offerta; in caso diverso, la medesima conclusione è dubbia, in quanto alcuni autori[6] hanno evidenziato che, in applicazione del Regolamento 31/00/CE sul commercio elettronico[7], l’accordo sarebbe perfezionato solo con la lettura da parte dell’acquirente della conferma d’ordine, attribuendo, dunque, alla conferma natura di elemento essenziale dell’accordo.

Ne deriva che il luogo ove sorge l’obbligazione deve individuarsi all’indirizzo dell’accettante e, più precisamente, il luogo in cui questi si trova quando riceve la conferma dell’ordine.

Un discorso diverso e meritevole di maggiore approfondimento, attiene alla competenza speciale per i contratti telematici stipulati dal consumatore, per i quali il Regolamento n. 44/2001 prevede una disciplina particolarmente protettiva.

Il regolamento, nella sezione 4, introduce un apposito sistema di competenze di carattere c.d. imperativo, sulla base del presupposto che in tale tipologia contrattuale “è opportuno tutelare la parte più debole con norme in materia di competenza più favorevoli ai suoi interessi rispetto alle regole generali” (considerando n. 13 del Regolamento).

L’art. 15, che individua la competenza in materia di contratti conclusi per un uso che possa essere considerato estraneo alla sua attività professionale, ove si tratti si tratti di una vendita a rate di beni mobili materiali, qualora si tratti di un prestito con rimborso rateizzato o di un’altra operazione di credito, connessi con il finanziamento di una vendita di tali beni e in tutti gli altri casi, “qualora il contratto sia stato concluso con una persona le cui attività commerciali o professionali si svolgono nello Stato membro in cui è domiciliato il consumatore o sono dirette, con qualsiasi mezzo, verso tale Stato membro o verso una pluralità di Stati che comprende tale Stato membro, purché il contratto rientri nell’ambito di dette attività”.

La contrattazione elettronica ben può considerarsi un’attività diretta verso una pluralità di stati incluso, pertanto sarà assoggettata alle norme contenute nella sezione prefate e, in particolare, per l’individuazione del giudice, secondo quanto stabilito dall’art. 16, il consumatore potrà adire o l’autorità giudiziaria dello tato membro nel cui territorio è domiciliato ovvero nel luogo in cui è domiciliato il professionista.

Invece, l’azione dell’altra parte del contratto contro il consumatore può essere proposta solo davanti ai giudici dello Stato membro nel cui territorio è domiciliato il consumatore.

Il Regolamento, dunque, nel suo ambito di applicazione tutela il consumatore on-line dando a costui la possibilità di scegliere se convenire la controparte avanti il giudice dello Stato di proprio domicilio, evitando un giudizio all’estero, o avanti il giudice dello Stato di domicilio dell’altra parte, qualora ritenuto conveniente.

Infine, nel caso di convenuto non domiciliato in uno Stato membro, troveranno invece applicazione per l’Italia i criteri di cui agli artt. 3 e 4 della L. n. 218/1995[8].

Fonte: http://www.altalex.com/documents/news/2015/07/08/ecommerce-individuazione-del-foro-competente

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