Ucraina: un anno dopo Poroshenko l’economia è allo sbando

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto le stime sull’economia dell’Ucraina, abbassando ulteriormente le già catastrofiche previsioni messe nero su bianco nel “World Economic Outlook” – il documento ufficiale FMI che, con cadenza periodica, fotografa la situazione dell’economia mondiale – dello scorso aprile. Ma dietro alle drammatiche cifre del PIL ci sono anche altri particolari che contribuiscono ulteriormente a dipingere uno scenario da vero e proprio Paese allo sbando.

Secondo le prime stime del FMI, il PIL dell’Ucraina nel 2015 avrebbe subito un calo del 5.5%. Le nuove previsioni, riviste al ribasso, fotografano invece un calo ben più consistente: -9%. A contribuire a tale correzione di rotta – secondo quanto dichiarato dagli stessi organi del FMI – è il persistere della crisi politica internazionale che, anziché vedere spiragli di ottimismo, sembra andare sempre più verso una progressiva escalation della tensione. Una situazione tale da mettere a serio rischio anche le previsioni FMI per il 2016, che prefiguravano un PIL in crescita del 2%.

L’economia ucraina continua a risentire pesantemente anche della fortissima inflazione, che secondo il FMI ha raggiunto il 46%, anche a causa del forte deprezzamento subito dalla grivnia – la moneta ucraina – nei confronti dell’euro durante il mese di febbraio, a cui ha fatto seguito una parziale ripresa nelle settimane successive. Tra gli altri sintomi di un’economia in difficoltà, c’è anche la riduzione di quasi un terzo della vendita di combustibili nel primo trimestre 2015 e il crollo della produzione industriale.

Ciò che più preoccupa è però il debito. Come sottolineato dal premier Arsenij Yatseniuk e dal presidente Petro Poroshenko, l’Ucraina ha perso “quasi il 20% della propria economia”. Un dato che, secondo il ministro per lo sviluppo economico ucraino, Aivaras Abromavičius, è dovuto in buona parte anche alla perdita di legami economici con Mosca. Da qui la richiesta proveniente da Kiev di un’estensione delle scadenze e di un parziale taglio sul debito e sugli interessi, a cui ha fatto seguito la disponibilità di alcuni creditori ad un allungamento delle scadenze e ad un taglio delle cedole da pagare.

Ma il punto è, ancora una volta, che tra i principali creditori di Kiev c’è anche la Russia. Che, al di là delle tensioni politiche con l’Ucraina, al momento non se la passa molto meglio a livello economico, nonostante un lieve miglioramento della situazione del rublo e dei prezzi del petrolio che però non hanno evitato consistenti tagli di budget, senza dimenticare un aumento della spesa militare considerato “insostenibile” dagli esperti.

Il vice ministro delle Finanze russo, Sergey Stochak, ha annunciato che Mosca non intende partecipare alla ristrutturazione del debito di Kiev. Una decisione confermata seccamente anche dal primo ministro Dmitry Medvedev. A ballare, nello specifico, è una cifra di circa 3 miliardi di euro, che Mosca vuole indietro senza condizioni accessorie. E che potrebbe spingere sempre più Kiev sull’orlo del default.

Fonte: http://it.ibtimes.com/ucraina-un-anno-dopo-poroshenko-leconomia-e-allo-sbando-1404905

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